CONOSCI I MICHETTI

Keb0b

Pseudo Veterinario, pseudo Fotografo, pseudo Politico, Maestro di Vita e persona estremamente umile. Un autentico beone, come non ne assurgevano agli onori delle cronache dai tempi di George Best.

Culinariamente, affonda le sue radici nella tradizione abruzzese e laziale. Cintura nera (di seppia) in pastasciutta e tramezzini, si vanta, prove alla mano, di essere in grado di scolare una bottiglia di birra da 75 cl alla 'calata', senza prender fiato e senza morire.

Il maschio adulto di Keb0b regna incontrastato e temuto su tutto il territorio di Roma Sud, il centro del mondo conosciuto, ma ama esibirsi in trasferte estere utili per alimentare il mito che ne ammanta il nome. Celebre la battaglia che lo vide opposto al terribile 'Calzone co un Kg de Mozzarella' presso la pizzeria 'I Gerani' e l'evento con giostra medievale organizzato annualmente con gli altri Michetti e denominato FrittoDay.

Motto di Keb0b: …oh, lasciame perde', sto a magnà.

 

 

Pan di Zenzero

Nasce in Toscana da genitori campani e fugge a Roma ormai adulta, nella speranza di incontrare un KeBob azzurro. Lo trova dopo estenuanti ricerche e non lo lascia più (sperando che anche lui faccia altrettanto).  

Da grande vorrebbe fare la ballerina, crescere di altri 20 cm e sposare un calciatore, nel frattempo, fa il dottore (dello sport), guarda le partite di pallone e cucina, purtroppo soltanto nel week end, altrimenti dovrebbe mangiare tutto quello che prepara e i 20 cm li crescerebbe di panza nel giro di una settimana.

Coltiva la passione per la cucina sin da piccola, quando mangia e mangia, poi crescendo scopre che sarebbe divertente anche preparare e passa dall'altra parte del tavolo.

Predilige il salato, non digerisce l'aglio e detesta i fagioli, pertanto è un'ottima compagna di viaggio.

Dicono di lei "che ce cucini sto sabbato?".


ChezSbardè

E’ noto alle cronache per essere un estimatore, conoscitore, diffonditore, fagocitatore e sovente anche cucinatore di cibo etnico, meglio se asiatico. Cresciuto e pasciuto nella Caput Mundi, si costruisce una reputazione nei circuiti degli scrondi partecipando ad imprese culinarie semi-epiche (tipo: un kilo de spaghetti in due o 60 mc nuggets a coccia al McDonald aperto tutta notte a Ottaviano). Sopravvive a stento ad un summit etilico tenutosi nel 2002 tra Montorio al Vomano e Teramo e da allora beve molto meno, ma magna sensibilmente de più.

Di mestiere svolge mansioni di Giornalista/addetto stampa per conto di integerrimi esponenti politico-istituzionali.

Ama: la cucina romana, il Kebab de Zio Curdo, gli hamburger casarecci, i ramen e la cucina raffinata (infatti quando è in grana frequenta persino ristoranti stellati).

Odia: la cioccolata di Modica, i camerieri che gli dicono: ‘Sicuro che vuoi ordinare il secondo? Guarda che antipasto e primo sono abbondanti’, la cucina messicana, i ristoranti dove ‘si mangia di merda epperò annamoce perché se paga poco’.

Cucina bene amatriciana e carbonara ma è una vera pippa a fare il purè di patate. 

 

Falange Sannita

La Falange Sannita è composta da un duo (ma è come se fossero mille) “da sfondamento”; la loro missione quella di insegnare a più gente possibile che Benevento non è in provincia di Napoli, e che la battaglia delle Forche Caudine non è un episodio della serie Legend of the Seeker.

Culinariamente parlando, hanno suddiviso i ruoli in maniera molto efficace: uno cucina e l'altro mangia, cercando di tenere a distanza di sicurezza la lingua del cane.

La loro curiosità in fatto di sperimentazione-ai-fornelli risente talvolta della tipica chiusura mentale delle genti montane: amano la cucina tradizionale e solo raramente si concedono spunti etnici. In ogni caso: No a cibi crudi (specie se carne e pesce), no a salsine etniche dai colori inverosimili, no a esperimenti alla “Vissani” (tipo pollo con le fragole e liquirizia, sogliola al profumo di violetta, etc.). 

Il motto della Falange Sannita: Quello che non strozza, ingrassa.