CUCINE DA INCUBO – ITALIA

CUCINE 1
 

A CURA DI CHEZSBARDE'

Non è quasi mai una buona idea prendere un format anglosassone e riproporlo paro paro per la tv italiana. Questo perché gli yankee sanno fare bene tre cose:  1) acchittarsi le guerre; 2) spendere miliardi di dolla in politiche di security che vengono immancabilmente violate da chiunque abbia un Q.I. pari o superiore a quello di un macaco; 3) fare dell’intrattenimento.  Gli albionici eccellono meno nei punti 1 e 2 ma sul punto 3 non se fanno parlà dietro. 

Per questo il trapianto in Italia di Kitchen Nightmares – Cucine da Incubo, celeberrima creatura del nostro grande estimatore Gordon ‘Er Bestemmia’ Ramsay, è un esperimento di cui si poteva fare a meno. Innanzitutto perché i protagonisti sono italiani e, per quanto si impegnino, non riescono a toccare i livelli di dabbenaggine che per gli anglosassoni sono acqua fresca. E senza i picchi di idiozia ai quali ci hanno abituato le versioni UK e USA di Cucine da Incubo, la controparte nostrana risulta moscia, ma de brutto.

A partire dal conduttore: chef Antonino ‘Fudo della Montagna’ Cannavacciuolo. Certo, è ovvio che non esiste al mondo qualcuno che possa sostituire degnamente Er Bestemmia.

Dice: E Vissani? Vissani sta fuori con l’accuso.

- Oddio, magari Vissani era persino troppo.

Insomma, com’è come nun è, la scelta è caduta su chef Cannavacciuolo.

Dice: Embè? E che non è all’altezza de Ramsay? Che è sta esterofilia?

Certo che è all’altezza, anzi secondo me quando se tratta de cucinà, Fudo soo mette in saccoccia ar Bestemmia. Cannavacciuolo è uno chef pluri stellato, pluri premiato, pluri pluriato. Come chef c’ha due palle così mapperò nun è in grado di fare la parte del cattivo. E’ troppo educato, troppo pacioccone, troppo sensibile. La somiglianza con uno dei personaggi più rassicuranti della saga di Ken il Guerriero, poi, gli sega definitivamente le gambe.

Così come avviene con l’omologo anglosassone, anche in Cucine da Incubo – Italia chef Cannavacciuolo si trova a combattere con ristoratori rincoglioniti, cuochi incapaci e camerieri scimmie che mandano a cagare clienti e  titolari, così pe’ ride.

Cannavacciuolo – che avrebbe tutte le ragioni per appiccicarli al muro – cerca di insultarli, come imporrebbe il format, ma è troppo signore e nun je la fa.

Chef: 'Sto piatto non è bùono.

Produttore: Dai chef! Pari Ned Flanders, essi un po’ più incisivo.

Chef: E’ ‘na cacata.

P: Meglio. Mettice qualche parolaccia.

Chef: Cacca, culo….sise.

P: ‘Sise’ nun è na parolaccia manco più all’asilo. Questo è peggio de George McFly.  Vabbè dai, magari ce mettemo un paio de ‘bip’ random così pare che sta a smoccolà. Famo che è bòna la prima, va.

Alla prova dei fatti Cucine da Incubo – Italia manca di mordente. E’ molto meno sconcio ma anche meno divertente.  Questo perché è proprio la contemplazione degli eccessi altrui che ci diverte, ci lascia incollati al televisore e, sotto sotto, ci fa sentire migliori. Come dire: “Hai visto in America che zozzoni che so’? Qui in Italia pure la più peggio bettolaccia je dà na pista”.

My two cents. Nonostante il graduale rincoglionimento che si è abbattuto sul popolo italiano negli ultimi vent’anni (il che spiega la presenza di personaggi quali Abberlustoni, Bebbe Brillo, Babbeo Renzi e Tanino Di Pietro) credo ancora che, per quel che riguarda gli show TV, noi italiani possiamo guardare dall’alto in basso yankee e perfidi albionici. E’ vero che noi c’abbiamo Barbare D’Urso ma loro c’hanno Jerry Springer (non so se ve rendete conto de chi sto a parlà). So’ loro che stanno in difetto! Quindi, visto che ci è rimasto un barlume di dignità, perché dobbiamo barattarlo per copiare le loro pupazzate?   

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