EVOLUZIONE (?) DEL TIRAMISU’

TMSU
 

TMSU

A CURA DI CHEZSBARDE’

In principio, Dio creò il tiramisù. E vide che era robba bòna. Poi si fermò, perché Dio è una donna saggia e aveva capito di aver raggiunto il top

Il tiramisù è il re dei dolci. E non potrebbe essere altrimenti. E’ fresco, è pieno di cose, è facile da preparare, piace a tutti. Non sai che dolce fa’? Fai er tiramisù, il più classico dei classici.

Il problema coi classici, però, è che la RIVISITAZIONE è sempre in agguato. Se qualcosa è uguale a sé stessa da troppo tempo, arriverà sempre qualcuno che tenta la rivisitazione. Vuoi per portare una ventata di novità. Vuoi per sperimentazione. Vuoi per dimostrare al mondo quanto è matto.  

Per cui, negli anni, la classica mattonella di tiramisù prelevata direttamente dalla teglia ha trovato numerosi sostituti, sia nella preparazione, sia nella presentazione. Alcuni accettabili, altri discutibili, altri censurabili. Ve ne era la necessità? No ma anche sì. Se stava mejo quanno se stava peggio? Boh, dipende dai punti di vista. La Prima Repubblica, non si scorda mai? Beh, su questo me trovi d’accordo.   

PAVESINO

Il dibattito più acceso di tutti i tempi. Altro che romanisti contro laziali. Altro che Android contro IoS. Altro che Joker di Jack Nicholson contro Joker di Heath Ledger! La vera guerra è tra savoiardisti e pavesinisti.

Oddio, c’è pure il pan di spagna ma quello è perlopiù prediletto da pasticcerie industriali o semi industriali.

Tornando a noi, entrambi gli schieramento hanno argomentazioni plausibili. Il savoiardo si inzuppa meglio e garantisce una maggiore resistenza al cucchiaio. D’altro canto, il pavesino, grazie al suo spessore irrisorio, sbilancia le proporzioni biscotti/crema a favore di quest’ultima. E più crema significa più gioia. La diatriba andrà avanti per sempre. Ma quando pensate che gli esponenti della fazione a voi avversa non capiscano un cazzo, ricordatevi sempre che c’è gente a piede libero che usa come base i pan di stelle o i buondì spaccati a metà.

BICCHIERE DA MARTINI

La prima variante, molto in voga negli anni ’80e nelle trasmissioni di chef Gordon “Er bestemmia” Ramsay. Trattasi di monoporzione servita però nel bicchiere da cocktail. Decisamente scenico oltre che moderatamente elegante, il tiramisù in bicchiere è stato ormai soppiantato dalle coppette mono dose o da altre diavolerie che passeremo in rassegna più avanti.

BARATTOLO

Appena il bicchiere da Martini è diventato desueto, la sua nicchia è stata riempita dal tiramisù in barattolo, che ancora oggi intravediamo nelle trattorie che si vogliono dare un tono. Idea simpatica, anche se è un po’ scomodo da mangiare, visto che i barattoli sono notoriamente più stretti in cima. O ce date pure un cucchiaio apposito, oppure ce volete male.

GUSTI ALTERNATIVI

Fragola, pistacchio, cocco e limoncello. Queste sono le prime varianti ad aver fatto capolino nei menù dei ristoranti ma soprattutto delle pasticcerie. I puristi detestano la definizione “tiramisù al XXYY” perché, dal loro punto di vista, l’unico tiramisù è quello classico, al mascarpone semplice. Alcuni, particolarmente cacacazzi, si rifiutano perfino di pronunciare il termine tiramisù, per identificare questi dolci. C’è chi usa perifrasi improbabili come “Dolce a strati, con crema al mascarpone e XXYY”. Va da sé che questi individui, oltre a risultare prolissi, vengono tacciati di deficienza. Personalmente non sono contrario alle versione alternative. Alcune mi piacciono, come quella al cocco o al limoncello, altre mi fanno cagare, come quelle alle fragole o alla frutta in generale. De gustibus. Tra l’altro, negli ultimi anni le pasticcerie un po’ sborone hanno iniziato a coniare gusti sempre più allucinanti, tipo: creme brulè; Oreo, Baiocchi; Nutella (ella-ella-eh eh eh). Non si può porre un freno alla fantasia dei pasticceri. Soprattutto perché la gente apprezza ‘ste cazzate. 

Un paragrafo a parte merita il birramisù, che prevede l’inzuppo della base nella birra chiara, oltre che l’aggiunta della bevanda nella crema. Roba da pub, soprattutto in periodo di Oktober Fest.

ESPRESSO

Cioè Tiramisù preparato sul momento. Ne esistono due varianti. La prima consiste nell’allineare due strati di savoiardi/pavesini imbevuti e di coprirli di crema al mascarpone, per poi servire subito al tavolo. Sta cosa la tollero fino a un certo punto perché la crema è quasi sempre sciacquarella e a me il tiramisù piace bello sodo. La seconda versione, assai più matta, prevede il tiramisù servito dentro la tazza del cappuccino, con una base di savoiardi/pavesini inzuppati nel caffè appena fatto. Anche qui qualche problema c’è: il liquido bollente tende a sciogliere la crema. In più il sapore del caffè e copre tutto il resto.

FAI-DA-TE

Una moda che si è diffusa in tempi recenti. Al cliente viene servito un vassoietto con alcuni savoiardi – meglio se fatti in casa – la cremadel caffè, spesso in una ciotolina, oppure in una moka. A quel punto il cliente si diverte ad assemblare il proprio dolce. In auge soprattutto nelle pasticcerie di alta qualità o nei ristoranti medio-ganzi. La particolarità e che ogni ristorante che offre il tiramisù fai-da-te si vanterà del fatto che è una loro prerogativa, quasi in segno distintivo. Un po’ come è avvenuto una decina di anni fa con il millefoglie aperto. Cazzo, ce l’avevano TUTTI e tutti ce se facevano grossi, come se fosse una loro esclusiva. Il tiramisù fai-da-te piace a molti ma non incontra le mie simpatie. Se voglio assemblarmi da solo il tiramisù me lo faccio a casa. Al limite vado da Ikea, tiè.  

 

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