FOCUS: GIAPPONE – PARTE 4° KYOTO

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A CURA DI CHEZSBARDE’

Mo’ che so’ passate le feste, posso pure rimettermi a scrive.

Dice: Le feste sono finite da due settimane.

– Giusto giusto il tempo minimo per digerire tutto. Quindi non mi frantumare le palle.

Prossima tappa del tour del crapulone sul sacro suolo del Sol Levante è Kyoto, una delle città più belle sulla faccia della terra.

Una città che andrebbe vista almeno una volta nella vita. Templi favolosi; scorci suggestivi; geisha che girano per strada; foreste di bambù; tanuki appostati tra le fratte e e rimandi alla cultura giapponese nascosti dietro ogni angolo.

In breve, Kyoto è tanta roba. Ma tanta.

Anche tanta roba da magnà, comunque. Pure perché la contemplazione dell’incommensurabile bellezza di una capitale senza tempo che vive sul filo del delicato equilibrio tra presente e passato mette un certo appetito.

La domanda di rito è dunque: che se magnamio mentre che visitiamio i templi?

Risposta facile: street food a manetta. Che uno si può agevolmente procurare, ad esempio, ai tanti banchetti sparsi lungo le pendici del monte Inari, mentre si inerpica per visitare il santuario scintoista Fushimi Inari.

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Si possono gustare i dango, palline di dolce di riso infilzate su uno spiedino e ricoperte di sciroppo dolcerrimo. I dango sono uno di quei cibi iconici – come gli instant ramen o gli onigiri – immediatamente riconoscibili da chiunque abbia visto un anime.

Dango 1

Dango 2

Immancabili i takoyaki (dei quali abbiamo già parlato) o i mochi (anch’essi adeguatamente trattati).

Ottimi anche i folkloristici tantacoli di polpo alla griglia o gli spiedini di manzo e/o pollo.

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Yakisoba

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Spuntini gustosi che garantiscono un adeguato sostentamento per la visita del santuario.

Un’altra tappa obbligata per chi, come i michetti, ama bazzicare per i mercati indigeni è il Nishiki Market, una galleria commerciale coperta di circa 400 metri con centinaia di rivenditori di cibi freschi o preparati.

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Perennemente animato e fornitissimo, è un tripudio di colori e profumi. Tra l’altro, i negozianti non hanno problemi a farti fare le foto, soprattutto se lo chiedi loro con gentilezza.

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Al Nishiki è possibile trovare anche prodotti della più autentica tradizione giapponese. Uno su tutto il funazushi, ergo: carassio fermentato. Il carassio (che poi è tipo una carpa) viene eviscerato, ricoperto di riso e messo a fermentare in barili lasciati al sole.  Il processo in media dura tre o quattro anni ma può arrivare anche agli otto! Roba che manco il Macallan.

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Una volta pronto viene tagliato a fettine e servito. Ovviamente, dopo svariati anni al sole, il funazushi puzza che accora. Il garum, a confronto, è ‘na crema chantilly.

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Sempre al Nishiki è ubicato il negozio principale della Aritsugu, antica e ottima coltelleria specializzata in lame per sushi ad uso professionale. Rastrelliere su rastrelliere piene di zaccagne fanno il sogno di qualunque chef o allegro cuoco amatore, quali noi michetti siamo.

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Ovviamente non vendono solo coltelli per sushi ma anche trincianti piccoli/medio/grandi per la cucina di tutti i giorni. Sono prodotti eccellenti, realizzati in acciaio al carbonio che richiede una certa cura ma conserva la sua affidabilità per gli anni a venire. I prezzi sono alti ma non inarrivabili (e comunque dipende pure dalla fluttuazione del cambio).

Gli addetti, perlomeno quelli più giovani, parlano inglese e sono molto disponibili. Poi è sempre presente in negozio un commesso più anziano che, su richiesta, incide le iniziali del cliente sul coltello, come personalizzazione. E’ un po’ più schivo rispetto ai commessi giovani – diciamo che mantiene il contegno del vecchio mastro artigiano – ma se un fottuto gaijin, ehm……uno straniero gli si rivolge utilizzando l’idioma giapponese, dimostra una maggiore propensione al dialogo. Se è di umore particolarmente satirico, si fa pure fotografare. Pensa un po’ te!

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Un coltello originale giapponese fa la sua porca figura tra gli utensili da cucina. E’ ottimo per la preparazione dei cibi. Fa arredamento. E’ un argomento di conversazione. Quindi consiglio di acquistarlo. Se poi Kyoto non vi è di strada, potete sempre acquistare un bel coltellazzo Aritsugu nella filiale di Tokyo. Cosa volete di più dalla vita?

 

 

 

 

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