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REEF N’ BEEF – JERNBANEGADE 4 1608 COPENHAGEN V

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RECENSIONE A CURA DI CHEZSBARDE'

FOTO: GENTILE CONCESSIONE DEL RISTORANTE REEF N' BEEF

PHOTOS COURTESY OF REEF N' BEEF RESTAURANT – COPENHAGEN

– So’ stato al Reef N’ Beef un ristorante australiano.
Dice: Figo! Allora sei stato in Austraglia? Quanto c’ha messo er volo? E’ vero che quando lì è inverno qui è estate? E’ vero che so’ tutti imbriaconi? E’ vero che la gente sono tutti manigoldi in quanto che discendono dai criminali albionici messi tipo in quarantena?
– 
No in Australia, a Copenhagen.
Dice: E a Copenhagen magni australiano? Magna danimarco, no?
– 
L’ho fatto. Ma siccome non è che siano ferratissimi, come dire…..al secondo giorno m’ero già allappato li cojoni e m’ero buttato sulla cucina etnica. Nell’ordine: cinese, giapponese, mediorientale, tex-mex e cucina barbecue in puro stile ‘Merica. Mancava solo la cucina australiana.
Dice: Vabbè, sei ingeneroso. La cucina danese ha un sacco di prelibatezze. Tipo gli smørrebrød
- Li ho provati. Buonini. Poi?
Dice: Poi……le zuppe.
– 
Mmmmsì, niente di che. Poi?
Dice: Poiiiiiii le fette di pane nero con sopra il burro e tutte cose.
– 
Gli smørrebrød. Già detti.
Dice: Poi….quelle specie de tartine che i danimarchi usano come street food. Come si chiamano? I cosi, lì.
- Gli smørrebrød.
Dice: Eh ‘nfatti! Buoni, no?
– 
Più sta e più me rendo conto che sei un ber deficiente. Vatte a fa’ no smørrebrød e sciacquate dalle palle che devo scrive.

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LOCALE. Arredamento moderno ed elegante ma comunque sobrio. Ai tavoli abbiamo visto praticamente ogni esemplare umano: coppie di signori di una mezza età ben azzimati; comitive di giovani di una certa distinzione, coppiette sportive. L’ambiente è ovattato, la musica di sottofondo è gradevole, le luci sono soffuse. Insomma anche se il Reef N’ Beef propone cucina australiana, il locale è tutto fuorché l’imitazione  di un cesso di bettola di Canberra con i coccodrilli impagliati e i boomerang appiccati alle pareti. Oddio, qualche piccolo elemento australe c’è ma fa ‘ambient’.  

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CUCINA. E qui si rasenta la figata colossale. Visto che l’obiettivo è attecchire in nord Europa, il Reef N’ Beef si è specializzato in tagli di carne matti e progressivi. Cioè coccodrillo e canguro, nonché astici e manzo kobe che è giapponese ma lo fanno pure in Australia (che se poi ce pensate sta pure mezzo vicino al Giappone, perlomeno in linea d’aria).

Tra l’altro me lo ha confermato pure la cameriera bòna: non è che gli australiani mangino coccodrillo tutti i giorni ma a loro frega cazzi, il ristorante deve far parlare di sé e attirare clienti.

Tornando al cibo. Ovviamente io e l’amico Geeno ci siamo andati apposta per coccodrillo e canguro e quello se semo presi.

Il Menù è limitato e cambia spesso. E ciò è bene.

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I piatti sono molto curati, sia nella presentazione che nell’utilizzo delle materie prime e degli alimenti di accompagno. Sembra che lo chef abbia una leggera fissa per le verdure baby – soprattutto le pannocchiette – ma la cosa non risulta fastidiosa. I ravioli di coccodrillo erano superbi quanto a consistenza (sfoglia all’uovo paccuta, fatta in casa) anche se il brodetto di frutti di mare copriva il sapore del rettile. Molto più gradevole il filetto scottato di canguro avvolto nel serrano:  la dolcezza del marsupiale veniva bilanciata sapientemente dalla sapidità del salume iberico.

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Migliore in campo, tuttavia, il coccodrillo fritto pastellato. Provare per la prima volta un alimento totalmente distante dalla propria gastronomia di origine è un’esperienza non sempre piacevole ma di sicuro intrigante. Sta di fatto che si tende a relativizzare, per individuare il cibo più simile per sapore e consistenza. E’ inevitabile. Ed a me è occorso con la carne di coccodrillo che paragono, come consistenza, al baccalà fritto ma con un sapore molto più delicato, anche se con retrogusto salmastro. Ciò non toglie che fosse veramente buono. Da provare almeno una volta nella vita. Ma anche più di una, se la devo dire tutta.

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SERVIZIO. Cortese e puntuale. Ovviamente le cameriere parlavano perfettamente inglese, come si confà ad un locale di siffatto genere. Anche le pietanze sono state servite con solerzia. Giusto il tempo di preparale e te le portavano, insomma. In più, per ingannare l’attesa, ai clienti del Reef N’ Beef vengono serviti dei paninetti caldi da intingere in un piattino di buon olio extravergine d’oliva australiano (non te li mettono in conto, ho controllato). In più sono stati tanto carini e mi hanno mandato le foto dei piatti, visto che metteme a fotografà mentre magno inizia a rompeme le palle.

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PREZZI. Occorre fare una doverosa premessa. Copenhagen mena e pure forte. Aggiungete il fatto che quando uno va in vacanza di solito bazzica il centro, dove i prezzi lievitano ulteriormente. Considerato questo aspetto e la provenienza decisamente estera della materia prima, non stupisce che una cena composta da 2 antipasti e due portate principali sia costata circa 46 euri a coccia. Pasteggiando ad acqua. Se voleste fare una cena da vero crapulone, con drink di aperitivo, antipasto, main course, dolcetto e caffè, spendereste almeno almeno 80 euri. Se poi ce mettete pure er vino e una cameriera che vi smanazza, non so, magari sforate pure la piotta. Però ce sta, quindi amen.     

VOTO: 8. Un ricco 8.

Lo consiglio. In finale Copenhagen è più vicina de Sidney e lo sfizio uno se lo toglie. Se aprono un Reef N’ Beef a Roma ce vado.