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FOCUS: GIAPPONE – FUGU

Fugu 1

Fugu 1

A CURA DI CHEZSBARDE'

I michetti in terra d’oriente hanno avuto l’occasione di provare il Fugu. Che poi altro non è che il mitologico, leggendario, fiabesco, mitopoietico, anassimandrico (?) pesce palla.

Tale prelibatezza è ormai famosa in tutto il mondo grazie ai gialli.

Dice: Ma come, mo’ li chiami “i gialli”? Quando stavi in Giappone facevi tanto er figo, er gentile, er cordiale. Poi torni in Italia e cali la maschera? Razzista demmerda. Non ti meriti niente e me sei calato, una cifra.

– Veramente mi riferivo ai Simpson. Il 96% della popolazione occidentale ha conosciuto la leggenda del pesce palla grazie ad una celebre puntata dei Simpson. Hai presente, no? Quella in cui Homer mangia il fugu e je restano tipo 24 ore de vita

Dice: Ah! Beh….stavo a scherzà, infatti. Che non s’era capito?
– Niente, niente, te fossi mortificato?
Dice: Non…..non capisci l’humor? Non….
– Senti. Non ti trattengo. Metti una scusa qualsiasi e sciacquati dalle palle.
Dice: Me sa che ho lasciato il portafoglio a Passo Corese. Fammi andare a controllare che….

La già citata puntata dei Simpson ha sì fatto conoscere il fugu a schiere e schiere di bifolchi ma ha anche fatto passare il messaggio per cui mangiarlo ti ammazza due volte su tre.

Tale mito è stato ovviamente rilanciato dai nostri giornalisti, che in più di una occasione hanno gonfiato a dismisura notizie provenienti dal Giapponese.

Quindi occorre fare chiarezza.

Sì, il fugu è potenzialmente letale, perché il fegato contiene tossine potentissime. Se chi eviscera il pesce è poco pratico, corre il fondato rischio di contaminare le carni.

Epperò no, mangiare il fugu non è una specie di roulette russa alla giapponese. Non ci sono club loschi che organizzano ‘sta cazzata nei loro retro bottega. Anzi, negli ultimi anni ci sono stati pochissimi casi di decesso per avvelenamento legati all’ingestione del pesce palla. E tutti erano pescatori che hanno mangiato il pesce sulla propria barca. I ristoranti, di contro, sono iper sicuri perché i cuochi sono iper addestrati. Sapete come sono i giapponesi, no? So’ quantomeno meticolosi. Richiedono tipo 25 anni di esperienza solo anche per l’arte dell’origami.

Ok. A dire il vero un cliente, uno solo, è morto in un ristorante. Ma quella è sfiga. Quando ti dice male, te mozzicano pure le pecore.

Detto questo, mangiate tranquilli, come quello che tenta di vendere a 3600 euro una punto del 1995 con 120mila chilomentri. Il fugu è sicuro. Perlomeno, ammazza meno del tabacco.

Fugu 2

Noi lo abbiamo provato in quel di Kyoto, in un ristorante rispondente al nome di Genpin Fugu. Molto specializzato, molto tradizionale e molto costoso.

Essì, perché il fugu mena quasi quanto il manzo di Kobe. Ma ne vale la pena.

Visti i prezzi non proprio alla mano, abbiamo optato per un rapido blitz, per il puro gusto di dire: valà, ho mangiato il pesce palle (e non sono morto). So’ soddisfazioni.

Quindi abbiamo preso un sashimi (tagliato spesso) ed una porzioncina di sushi.

Fugu 3

Assaggiandolo, uno capisce subito dove siano andati i suoi soldi. Le carni del pesce palla hanno una consistenza soprendente, che non ci si aspetta. Al palato risultano tenaci ma non certo dure. Anche il livello di sapidità è nettamente superiore rispetto al pesce usato solitamente per il sushi, come tonno o salmone. E’ più saporito persino della spigola pescata, che è praticamente top di gamma.

Per non murare a secco, abbiamo mandato giù il boccone con del buon sakè caldo. Il tutto per 22 euro, a persona. Ripeto, il fugu non è economico

Fugu 4

Una simile leccornia, ad ogni buon conto, non si gusta solo cruda ma anche bollita, fritta, in brodo, in carpione, alla griglia, strascinata in padella e pure con le fragole & panna.

Dice: Vabbè, non te allargà.
– Ah, sei tornato? Ti è passata la figura demmerda? Era per dire che il pesce palla viene cucinato in svariati modi. Tanto che i ristoranti specializzati propongono interi menù. Poi so’ io quello che non capisce lo humour.

Il fugu va assaggiato almeno una volta nella vita. E, visto che le probabilità di tirare le cuoia sono pressoché inesistenti, anche più di una. Ne vale la pena. Poi, se vi fa schifo, amen. I gusti son gusti.

   

FOCUS: GIAPPONE – PARTE 4° KYOTO

Kyoto 44

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A CURA DI CHEZSBARDE’

Mo’ che so’ passate le feste, posso pure rimettermi a scrive.

Dice: Le feste sono finite da due settimane.

– Giusto giusto il tempo minimo per digerire tutto. Quindi non mi frantumare le palle.

Prossima tappa del tour del crapulone sul sacro suolo del Sol Levante è Kyoto, una delle città più belle sulla faccia della terra.

Una città che andrebbe vista almeno una volta nella vita. Templi favolosi; scorci suggestivi; geisha che girano per strada; foreste di bambù; tanuki appostati tra le fratte e e rimandi alla cultura giapponese nascosti dietro ogni angolo.

In breve, Kyoto è tanta roba. Ma tanta.

Anche tanta roba da magnà, comunque. Pure perché la contemplazione dell’incommensurabile bellezza di una capitale senza tempo che vive sul filo del delicato equilibrio tra presente e passato mette un certo appetito.

La domanda di rito è dunque: che se magnamio mentre che visitiamio i templi?

Risposta facile: street food a manetta. Che uno si può agevolmente procurare, ad esempio, ai tanti banchetti sparsi lungo le pendici del monte Inari, mentre si inerpica per visitare il santuario scintoista Fushimi Inari.

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Si possono gustare i dango, palline di dolce di riso infilzate su uno spiedino e ricoperte di sciroppo dolcerrimo. I dango sono uno di quei cibi iconici – come gli instant ramen o gli onigiri – immediatamente riconoscibili da chiunque abbia visto un anime.

Dango 1

Dango 2

Immancabili i takoyaki (dei quali abbiamo già parlato) o i mochi (anch’essi adeguatamente trattati).

Ottimi anche i folkloristici tantacoli di polpo alla griglia o gli spiedini di manzo e/o pollo.

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Yakisoba

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Spuntini gustosi che garantiscono un adeguato sostentamento per la visita del santuario.

Un’altra tappa obbligata per chi, come i michetti, ama bazzicare per i mercati indigeni è il Nishiki Market, una galleria commerciale coperta di circa 400 metri con centinaia di rivenditori di cibi freschi o preparati.

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Perennemente animato e fornitissimo, è un tripudio di colori e profumi. Tra l’altro, i negozianti non hanno problemi a farti fare le foto, soprattutto se lo chiedi loro con gentilezza.

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Al Nishiki è possibile trovare anche prodotti della più autentica tradizione giapponese. Uno su tutto il funazushi, ergo: carassio fermentato. Il carassio (che poi è tipo una carpa) viene eviscerato, ricoperto di riso e messo a fermentare in barili lasciati al sole.  Il processo in media dura tre o quattro anni ma può arrivare anche agli otto! Roba che manco il Macallan.

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Una volta pronto viene tagliato a fettine e servito. Ovviamente, dopo svariati anni al sole, il funazushi puzza che accora. Il garum, a confronto, è ‘na crema chantilly.

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Sempre al Nishiki è ubicato il negozio principale della Aritsugu, antica e ottima coltelleria specializzata in lame per sushi ad uso professionale. Rastrelliere su rastrelliere piene di zaccagne fanno il sogno di qualunque chef o allegro cuoco amatore, quali noi michetti siamo.

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Ovviamente non vendono solo coltelli per sushi ma anche trincianti piccoli/medio/grandi per la cucina di tutti i giorni. Sono prodotti eccellenti, realizzati in acciaio al carbonio che richiede una certa cura ma conserva la sua affidabilità per gli anni a venire. I prezzi sono alti ma non inarrivabili (e comunque dipende pure dalla fluttuazione del cambio).

Gli addetti, perlomeno quelli più giovani, parlano inglese e sono molto disponibili. Poi è sempre presente in negozio un commesso più anziano che, su richiesta, incide le iniziali del cliente sul coltello, come personalizzazione. E’ un po’ più schivo rispetto ai commessi giovani – diciamo che mantiene il contegno del vecchio mastro artigiano – ma se un fottuto gaijin, ehm……uno straniero gli si rivolge utilizzando l’idioma giapponese, dimostra una maggiore propensione al dialogo. Se è di umore particolarmente satirico, si fa pure fotografare. Pensa un po’ te!

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Un coltello originale giapponese fa la sua porca figura tra gli utensili da cucina. E’ ottimo per la preparazione dei cibi. Fa arredamento. E’ un argomento di conversazione. Quindi consiglio di acquistarlo. Se poi Kyoto non vi è di strada, potete sempre acquistare un bel coltellazzo Aritsugu nella filiale di Tokyo. Cosa volete di più dalla vita?