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KOBE BEEF KAISEKI 511 – TOKYO

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Carne

RECENSIONE DI CHEZSBARDE’

Il manzo di Kobe è una delle migliori qualità di Wagyu (cioè bovino giapponese), nonché una delle migliori carni al mondo. Rappresenta perciò il sacro graal di ogni mangiatore di carne e/o amante della buona cucina e/o sperimentatore di cibi matti ed esotici e/o foodie e/o ghiottone.

Tutti conoscono almeno di nome il manzo di Kobe. Molti ne conoscono la leggenda. Altri fortunati, infine, lo hanno assaggiato.

Va da sé che, se uno va in Giappone, ha da provà il manzo Kobe. O meglio, ha da provà ANCHE il manzo Kobe. Perché pure ramen, yakitori, okonomiyaki, sushi, sashimi e tenpura mica sono da buttare, eh! Intendiamoci.

Mapperò il Kobe mantiene questo alone mitologico di carne altamente pregiata, frutto della saggezza e della dedizione dei giapponesi,  nonché della loro naturale predisposizione a complicare il più possibile ogni processo.

Mappa

Che poi, il Kobe oramai si può mangiare anche in Italia: sia di importazione, sia nato cresciuto e pasciuto sui verdi prati italici. Quindi, se proprio dovessimo fare i precisini alla Furio (er personaggio de Verdone, quello di “Magda? Magda!”) potremmo affermare che il Fugu è reperibile solo in Giappone e che, di conseguenza, è la pietanza più esclusiva.  Quella da inserire in cima alla must eat list. 

In ogni caso, mangiare il manzo Kobe in Giappone fa un cifra figo.

Assodato ciò, una volta in loco occorre selezionare un ristorante in modo da assicurarsi un’esperienza il più possibile piacevole. I prezzi del Kobe sono fondamentalmente alti e visto che “Lavoro, guadagno. Pago, PRETENDO” mi sembra il minimo preparasi un po’, per evitare ristorantacci turistici che fanno le crepe ai gaijin.

Nel mio caso la scelta è caduta sul ristorante KOBE BEEF KAISEKI 511, in quel di Tokyo. Ed è stata una buona scelta. Ma andiamo nel dettaglio.

Antipasto 2

LOCALE. Elegante, satinato, silenzioso, comodo ma fottutamente buio. Capisco la necessità di garantire comfort e privacy agli ospiti ma forse si esagera un po’. I tavoli sono apparecchiati in maniera elegante ma senza inutili orpelli, rispettando l’intrinseco minimalismo dell’arredamento nipponico. In alternativa, ci si può accomodare in salottini con divani semi circolari decisamente confortevoli. A tavola sono disponibili bacchette ma anche coltello e forchetta. Per tutte le evenienze.

Menù

CUCINA. E’ chiaro anche ad un bonobo che al KOBE BEEF KAISEKI 511 il manzo di Kobe la fa da padrone. Ma questo ristorante, invece di adottare l’approccio minimalista dei ristoranti stile teppan yaki, preferisce puntare sulla sperimentazione e sulla creatività. In pratica, invece di concentrarsi esclusivamente su bistecchine di controfiletto alla piastra con accompagnamenti vari, il KOBE BEEF KAISEKI 511 offre un intero menù a base di manzo Kobe, con preparazioni che sfruttano diversi tagli dell’animale: dalla punta di petto al girello, al costato, fino ai classicissimi controfiletto e filetto.

Altra peculiarità, il KOBE BEEF KAISEKI 511 utilizza il kiln, un forno di terracotta che può essere usato anche per il vasellame. Una scelta ardita ed ardimentosa, nella patria del teppan yaki.

Antipasto 1

MENU’. Quando si frequenta per la prima volta un ristorante, scegliere il menù degustazione può rivelarsi una validissima scelta per almeno 3 ordini di motivi: 1) Si assaggiano più cose; 2) I menù fissi sono ben collaudati e ben bilanciati; 3) Costano meno del menù alla carta.

Nel mio caso ho optato per un menù di 8 portate, dall’antipasto al dolce. Il manzo di Kobe era presente in tutte le preparazioni. Tranne il dolce. Un po’ ho rosicato

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Il menù esplora vari tagli di carne, partendo da quelli meno pregiati o meno comuni: punta di petto, costato o girello. I tagli saranno pure meno pregiati ma il sapore e la tenerezza della carne già impongono la propria presenza, a riprova che la fama del manzo di Kobe è più che meritata.

Verso fine pasto si arriva al controfiletto servito sotto forma di bistecchina da 100gr cotta nel forno kiln oppure sotto forma di nigiri, sia crudo che scottato.

Bistecchina

La bistecchina da sola vale una visita al KOBE BEEF KAISEKI 511. Nessuna esperienza precedente nel mondo della carne può preparare alla degustazione del controfiletto Wagyu di razza Kobe. La marezzatura infonde ogni singola fibra della carne donandole un sapore estremamente delicato, che infatti viene solitamente esaltato dalla salsa di soia. Le capillari venature di grasso garantiscono inoltre una morbidezza tale che la carne si scioglie praticamente in bocca. E non è un’esagerazione. Rispetto sempiterno per un popolo che è riuscito a creare un animale così pregiato da far commuovere anche un italiano, per di più cresciuto a braciole, savecicce e bistecche fiorentine.

Nigiri

SERVIZIO. La nota più dolente dell’intera serata. Piccole imperfezioni, in realtà, ma che è doveroso evidenziare, visto il livello del ristorante (e visto che il conto finale comprende un 10% di maggiorazione proprio per il servizio).  Il calice di vino che ho scelto, ad esempio, mi è stato portato direttamente al tavolo, invece di essere versato davanti ai miei occhi. Ho dovuto chiedere di vedere la carne – anche perché dovevo fare una foto – perché non era esposta. Infine, la cameriera ha fatto un verso stupito ed ha chiesto conferma un paio di volte quando l’amico Stèfino de Parma ha annunciato che non voleva assaggiare la bistecca di Kobe ma preferiva un altro piatto. Ho capito che la bistecchina è la specialità della casa ma se Stèfino non la vuole saranno cazzi sua? Episodi del genere in un ristorante europeo di pari livello sarebbero difficilmente occorsi. Statece!

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PREZZI. Il cambio, ovviamente, incide molto sulla spesa finale. I due set menù costano rispettivamente 13.800 e 15.800 yen. Ai quali occorre aggiungere le bevande, il servizio (10%) ed un altro 8% di tasse, come accade in qualunque esercizio commerciale giapponese.  Tutto ciò fa lievitare il prezzo sui 16.000-18.000 yen. 130 euro circa e vi potrete fare grossi a vita col fatto di aver mangiato il manzo di Kobe direttamente in Giappone. Una botta di vita mica da ridere, eh!

P.s. Accettano carte di credito HALLELUHIA!

VOTO. 8

Sito WEB:   http://www.a511.tokyo/en/

FOCUS: GIAPPONE – PARTE 3° NARA

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nara-16A CURA DI CHEZSBARDE’

La tappa di oggi è Nara, la prima capitale imperiale giapponese. Cittadina deliziosa, tranquilla e piena di pagode e templi fantastici, tra i quali spicca il Daibutsu Den, ovvero la sala del grande Buddah.

Cosa ancora più importante, Nara di gira tranquillamente a piedi. E vai cor tango!

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Ok, chiudiamo la parentesi culturale che è durata pure troppo e parliamo di cibo.

Premettiamo che la città è piena di cervi ma i cervi nun se magnano, anzi, spadroneggiano. Sono una presenza fissa del parco di Nara, protetti, coccolati e nutriti dai visitatori. Per questo ti vengono sotto questuanti, qualunque cosa tu abbia in mano: caramelle; panini lonza e caciotta, sigarette, chiavi de casa. E se non è qualcosa di edibile te guardano storto che manco Baby George che fissa i poracci.

Se non ve volete fa parlà dietro, spendete un euro e comprate i crackers senbei da un banchettaro autorizzato e nutrite i simpatici ruminanti. Dopo ve fanno pure l’inchino. Dico davèro.  

Tra le cose che se magnano a Nara vi è il narazuke, verdure varie marinate nel Sakè. Ce le ha fatte assaggiare al mercato un signore gentile, che aveva lo sguardo compiaciuto di chi tira le noccioline alle scimmiette allo zoo.  Cionondimeno abbiamo gradito il gesto (che sotto, sotto, avremmo fatto anche noi), rimanendo piacevolmente sorpresi dalla consistenza croccante del daikon marinato. Tant’è che, quando ce lo siamo ritrovato nell’eki bento lo abbianmo doppiamente apprezzato, soprattutto perché sapevamo cosa cazzo era.

Altra specialità narese…..narana…..nar….de Nara sono gli onigiri con foglia di wasabi. A differenza della pasta di wasabi che è piccantissima e se la mangi per sbaglio ti fa frizzare il naso per due settimane, la foglia ha un gusto delicato, che non prevarica e anzi valorizza il riso. Presi in una bottega gourmet, si sono rivelati nettamente migliori rispetto agli onigiri del minimarket, che comunque restano ottimi.

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Passiamo ai dolcetti, anche se i dessert strettamente nipponici sono tutt’altro che dolci. A Nara ha sede la famosa bottega Nakatani-do, specializzata in mochi, dolcetti di riso molto morbidissimi e alquanto appiccicosi.

I mochi al naturale non sanno mezzo de un cazzo ma sovente sono aromatizzati ai gusti delicati – come tè verde, artemisia o rosa – e riempiti di confettura di fagiuoli rossi (anko). In più sono belli da vedere. Va da sé che una sfogliatella o un maritozzo je danno una pista ai mochi ma ho ben detto che i giapponesi sanno fare tante cose ma sui dolci non sono ferratissimi. Perlomeno per i gusti di un fiero europeo.    

Ora, il mochi è diffuso pressoché in tutto il Giappone e non è prerogativa di Nara ma i ragazzi della bottega Nakatani-do si fanno grossi per la velocità con la quale eseguono il mochitsuki, cioè il pestaggio del riso cotto in un apposito mortaio. Mentre un addetto – che chiamerà “mocharo” – batte ritmicamente, l’altro con le mano mantiene umida la palla informe, che sennò se attacca.

Detta così pare una cazzata ma una simile operazione richieda una coordinazione, un’accortezza ed una manualità che non tutti possiedono. Se ci provassi io, ad esempio, potrei tranquillamente causare diverse lesioni mortali agli astanti, nel raggio di 100 metri.

Ecco, ‘sta cosa i mochari Nakatani-do la fanno a 200 all'ora. Tant’è che ogni volta che ce se mettono, si crea un crocchio di astanti che riprendono la scena. Vi dirò, visto dal vivo fa un certo effetto.  Comunque, il video rende l'idea. 

 

FOCUS: GIAPPONE – PARTE 2° OSAKA

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A CURA DI CHEZ SBARDE’

Bella regà! Indove eravamo rimasti? Ah, già, stavamo a Fukuoka a fa’ danni.

Che dire, lasciato il buon Masa che c’aveva da lavorà abbiamo ripreso il viaggio, al fine di utilizzare degnamente il JR Pass, che poi sarebbe l’abbonamento forfettario ai treni giapponesi.

Abbiamo optato per quello di durata settimanale e, detto tra noi, lo abbiamo utilizzato di molto. Perché quando uno sceglie la tariffa forfettaria, immediatamente gli prende il matto e fa tutto quanto sia in suo potere per sfruttarla al massimo. Pure a costo de lasciacce le penne.  E’ un po’ come quando si va ai ristoranti all you can eat e si rischia de ritornà dentro un sacco de plastica pur di dire: “Con me c’hanno rimesso”.   

 

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EKI BENTO

Avendo passato la prima settimana sui treni, abbiamo approfittato ampiamente degli eki bento, sui quali apro una doveroso e goloso approfondimento. Per chi non lo sapesse, i bento sono gli equivalenti delle schiscette che si portano al lavoro. E come i tascapane usati dai nostri avi, anche i bento hanno un radicamento sociale che si perde nella notte dei tempi. I giapponesi spesso preparano i bento ai figli che vanno a scuola ed ai consorti e/o alle consorti.

O sennò li comprano. Esistono negozi che vendono esclusivamente bento. Il che è ottimo perché i bento so’ bòni, so’ economici, so’ vari (ed eventuali), so’ freschi, so’ comodi (apri lo scatolo e magni). I cosiddetti eki bento non sono altro che schiscette che si comprano alle stazioni dei treni. Così, durante il viaggio, per ammazzare il tempo uno spizzica. 

I Giapponesi sul treno magnano un sacco. Ma fanno pure altre cose eh! Leggono, dormono, studieno. Tutto, tranne parlà. Proprio come noi italiani…..

Tornando a noi, se andate in Giappone e decidete di giricchiare col treno, almeno una volta compratevi un bento alla stazione e sgricilatevelo a bordo. Ai loro occhi sarete sempre dei fottuti barbari ma almeno dimostrerete che un pochetto sapete stare al mondo.

 

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OSAKA

Dice: Che se magna a Osaka?

– TUTTO! In Giappone ce so’ solo ristoranti. Cioè, se cammini su una strada con 20 esercizi commerciali, 15 sono ristoranti, 3 sono mini market e i restanti sono strutture di utilità sociale: uffici postali, medici, parrucchieri, stagnari, negozi di regaletti da portare a casa della gente quando la vai a trovare perché per i giapponesi è buona creanza bussa’ co’ li piedi.

Dice: Un po’ più nello specifico (‘cci tua)?

– Ah, beh, la città è famosa per l’okonomiyaki e per i takoyaki. In più Osaka è vicinissima a Kobe, città famosa per la produzione di un manzo costosissimo ma altrettanto prelibato. Quindi si trova anche quello.

 

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L’okonomiyaki, che alcuni giapponesi si ostinano a chiamare ‘pizza giapponese’ quando in realtà è una specie di pancake salato, è fatto di verza ed altre verdure, immerse in una pastella molto liquida. Tale pastella viene poi cotta su una piastra (teppan) e condita con una serie di ingredienti a scelta: carne, patane, gamberetti, calamari, tonno, salmone, cose. Una volta che ha assunto la consistenza di un pancake, l’okonomiyaki viene agghindato con maionese, una salsa dolciastra nota come otafuku e con una cifra di petali di tonno essiccato, al secolo katsuobushi. Tutta ‘sta roba è opzionale, comunque. Si va molto a gusto. D’altronde se “okonomiyaki” significa una cosa tipo “arrostisciti un po’ quel cazzo che ti pare”, ci sarà un motivo. 

 

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Takoyaki, tradotto letteralmente significa “polpo arrostito”. Nella cucina giapponese il suffisso “yaki” è piuttosto frequente, quindi fateci l’abitudine. I takoyaki sono uno street food tanto popolare quanto sfizioso. Trattasi di polpettine di pastella, cotte su una piastra apposita con estrema maestria, e condite all’interno con erba cipollina e pezzetti di polpo bollito

 

Anche in questo caso, una volta pronte vengono servite bollenti e ricoperte con gli stessi condimenti usati per l’okonomiyaki. Non è un caso se alcuni banchetti di takoyaki spesso servano anche okonomiyaki.

Occhio! Non fate i presciolosi con i takoyaki rischiate l'effetto pomodorino di Fantozzi. Ci sono gente che sono finiti al centro grandi ustionati per molto meno.

Sul manzo di Kobe apro e chiudo al volo una parentesi. Ce lo siamo mangiato a Tokyo, in un ristorante moderatamente sciscì, che merita una recensione a parte. Quando arivamo alla parte su Tokyo la scrivo. Ora sarebbe fuori luogo.

 

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Per trovare di tutto e di più a Osaka consiglio di fare un giro nel quartiere Dotonbori, dove in breve tempo sarete rincojoniti da casino, neon, gente, musica e rumore, odori e profumi.

Ivi è presente ampia, ampissima scelta di cibo a prezzi decenti.