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LA MIA MARMELLATA DI LIMONI

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Pandizenzero cucina

 

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Ritorno in grande stile post-vacanze con una ricetta deliziosa e molto versatile.

La mia marmellata di limoni, dai quali io non ho tolto la buccia, è un ingrediente base delle colazioni in casa, per la domenica mattina ma anche per tutti i giorni, che può tranquillamente scalare alla cena, accompagnando formaggi stagionati o carni stufate.

La sua preparazione richiede un po' di tempo, anzi diciamo pure un paio di giorni, ma non avrete bisogno di addensanti, mentre, se lo preferite, potrete utilizzare zenzero, cardamomo, o cannella, per aromatizzare la marmellata, io tuttavia non ho voluto aggiungere niente, per assaporare ad ogni cucchiaino il vero gusto dei limoni.

Ingredienti

  • 1 kg di limoni non trattati
  •  400 gr di zucchero semolato
  • acqua q.b.

Cominciate pulendo la buccia dei limoni molto bene, io ho utilizzato una spazzolina, ma senza olio di gomito nemmeno una raspa potrebbe aiutarvi…quindi affettateli a fettine sottili, eliminando le estremità, e deponeteli in una terrina con dell'acqua fredda.

Lasciate a bagno per un giorno, quindi scolate i limoni e ripetete l'operazione.

Dopo circa 12 ore procedete di nuovo scolando i limoni e teneteli da parte.

In una pentola con fondo spesso fate sciogliere lo zucchero con 4-5 bicchieri di acqua e portate a bollore, dopodichè aggiungete i limoni e fate cuocere fino all'addensamento.

Se durante la cottura notate un eccesso di acqua, procedete pure estraendola, stando attenti tuttavia a non lasciare il preparato a "secco".

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Note

– io ho lasciato i limoni a bagno per un giorno e mezzo, ottenendo come risultato una marmallata dolce, per mantenere invece l'acre tipico dell'agrume basta lasciare i limoni a mollo una sola giornata

 

Buona domenica!

LINZER TORTE

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RICETTA austriacamente OFFERTA DA PANDIZENZERO

Ho una cifra di cose da studiare, mille tesine da preparare, sicchè sarò breve, ma intensa.

Se l'unica prova costume che vi interessa è quella di metà ottobre per valutare se il vestito da strega dello scorso anno potrà ancora essere perfetto per il prossimo Halloween, bene allora ci siamo, questa fantastica ricetta golosa fa per voi.

Un dessert dolcissimo, molto delicato e anche sensuale va, forza donne, che vado via.

 

Ingredienti:

  • 150 gr di nocciole
  • 35 gr di mandorle pelate
  • 200 gr di farina 00
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1/2 cucchiaio di lievito in polvere
  • 180 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 1 tuorlo
  • 350 gr di confettura di lamponi (io frutti di bosco)
  • un pizzico  di sale
  • zucchero a velo per spolverizzare

Innanzitutto tostate le nocciole su una teglia in forno caldo, quindi eliminate la pellicina strofinando con un panno pulito e tritatele finemente con le mandorle in un robot da cucina, fino ad ottenere una farina.

Mescolate quindi la farina 00, la cannella, il lievito ed il sale in una terrina, mentre a parte lavorate il burro e lo zucchero con le fruste elettriche, creando una crema chiara, infine incorporate il tuorlo.
A questo composto aggiungete gli ingredienti secchi e la farina di nocciole-mandorle e lavorate fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Dividete l'impasto in due parti, di cui metà la trasferite in una teglia precedentemente imburrata, stendendola sulla base e creando un bordo di circa 2 cm sui lati, lasciate compattare in frigo. L'altra parte, invece, stendetela su della carta forno e riponetela in freezer per una ventina di minuti.

Trascorso il tempo necessario estraete i due impasti dal frigo, quindi sulla base della tortiera disponete la confettura, poi con un tagliapasta formate delle strisce oppure dei piccoli rettangoli da posizionare sulla torta decorando a formare un reticolo. Ponete in congelatore per altri 15 minuti.

Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per almeno 40 minuti, fino a che la torta non sarà dorata, quindi sfornare, lasciare raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

 

 

Buon week end!

TARTE DI CACAO CON MELE E MARMELLATA DI ALBICOCCHE

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RICETTA erroneamente offerta da PANDIZENZERO

 

Alcuni studi recenti hanno scoperto che la maggior parte dei soggetti donna, di età media 30 anni, che vivono in una grande città europea preferibilmente con clima temperato, soffrono di una sindrome definibile "morbo di tuailait aftereit". Tale quadro patologico può presentare caratteristiche diverse, tuttavia i punti in comune tra le donne affette possono essere riassunti come segue:

  1. Donne di bell'aspetto (non molto alte), colte, con titolo universitario
  2. Vivono sole in un appartamento (ben arredato)
  3. Hanno un animale domestico (cacacazzi)
  4. Abituale cena (triste) a base di proteine (poche) e verdure (lesse)
  5. Scarsa presenza in casa di alimenti con indice glicemico superiore a 1

Manco a dirlo questo profilo è il mio (mi ci sono riconosciuta dal punto 1).

E neanche a farlo a posta, l'altra sera vagavo per casa, allegra e colorita come Bella Swan, in cerca di qualcosa che sedasse la mia fame di zuccheri, e che avesse un appeal maggiore della mela cotta, aprivo e chiudevo dispense, ululavo, sudavo delirando, fino a che non ho messo in bocca un quadratino di cioccolato e sono svenuta. Che poi, nonostante prediliga di gran lunga il salato, qualora dovesse sopraggiungere la fame di zuccheri devo necessariamente assecondarla, altrimenti mi sento male, impazzisco e voto Berlusconi.

Il giorno successivo, quindi, ho deciso che avrei preparato delle chiacchiere, i cenci insomma, le frappe capito? Basta, mi son detta, tocca che ci diamo qualche soddisfazione ogni tanto, mica possiamo intristirci dietro i sedani e la ricotta, diamine. Che poi, ok la linea, e soprattutto la salute, ma ormai credo di non poter più diventare una super topa, passati i quattordici anni le probabilità di Bundchenmizzarmi sono calate clamorosamente, per cui teniamoci strette queste tette e questo didietro e andiamo avanti.

Quindi preparo l'impasto tutta contenta, ripongo in frigo e attendo. Ma al momento di stendere la pasta noto che le cose non sono andate proprio come avrei voluto…..insomma l'impasto era troppo molle e la frittura non gli avrebbe dato croccantezza, allora che fo? Mi son detta.

E da qui è nata questa tarte nera, al cacao, che con le mele e la dolcissima marmellata di albicocche di mamma KeBob si abbina benissimo, con quel gusto delicato da sciogliersi in bocca.

 

Ingredienti:

per l'impasto

  • 300 gr di farina 00
  • 60 gr di burro
  • 1 bicchierino di vin santo (o vino bianco o Marsala, come preferite)
  • 2 uova intere
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 5 gr di lievito in polvere
  • 2 cucchiai di cacao amaro
  • 1 pizzico di sale

per la farcitura

  • 300 gr di marmellata di albicocche (o pesche)
  • 2 mele renette
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna

Procedere mescolando la farina con il lievito ed il burro, lavorando per rendere il composto sabbioso, quindi aggiungere il cacao, lo zucchero semolato e le uova. Infine inserire il vino ed il sale. Si dovrà ottenere un impasto omogeneo e compatto da riporre in frigo per qualche ora.

Trascorso il tempo necessario, stendere il composto in una teglia foderata con carta forno, deporre sulla base la marmellata, quindi ricoprire con gli spicchi di mela tagliati sottili e spolverare con lo zucchero di canna. Prima di infornare, ripiegare i bordi verso l'interno.

Cuocere in forno preriscaldato a 170° C per circa 15 minuti.

E' buonissima tiepida ma anche fredda.

 

 

Morale della favola: dagli errori possono nascere grandi cose, come disse Fleming.

Ah, non mi sono posta il problema di dove fosse l'errore per la preparazione dei cenci, poi ci penso e ve lo dico.

BOMBOLONI AL LATTE DI MANDORLE CON MARMELLATA DI ALBICOCCHE

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RICETTA non di Halloween (ma che ha a che fare con Halloween) OFFERTA DA PANDIZENZERO

Allora, mercoledì scorso stavo tornando a casa da lavoro ed ero depressa al pensiero del mio futuro prossimo alimentare, quando comincio a salire le scale del condominio ed un profumo mi attanaglia, un odore delizioso mi rapisce, continuo a fare i gradini a memoria, con gli occhi chiusi, gusto in bocca il sapore di questa cosa buonissima che qualcuno (stronzo) nel mio palazzo, ignaro delle mie condizioni metabolico-alimentari, sta cucinando. Sembrava lo spot delle Spinacine. Ed in effetti l’odore era quello, di fritto, ma fritto buono, non il Mac di Termini. Quindi comincio a pensare e ricordare, ricordare e pensare, ma che cos’è? Ma chi è?  Ignoro il mio portone al primo piano e proseguo, leggiadra come una gazzella, astuta come una faina, e all’improvviso ricordo I BOMBOLONI!!

Maledizione, era la sera di Halloween! Me l’ero scordato. Quindi velocissima ho pensato: a) potrei travestirmi da piccola zombie impertinente e suonare ogni campanello fino a che non arrivi all’appartamento dello stronzo, per prenderlo a tortorate e fregargli i bomboloni b) potrei aspettare che le creature suonino alla mia porta, rapirle e chiedere i bomboloni come riscatto. Fantastico!

Niente da fare, turno infrasettimanale di campionato, i bomboloni dovranno attendere.

Ma neanche tanto perchè sabato ho dedicato l’intera giornata a prepararne una cifra, buonissimi, morbidissimi, son rimasta veramente contenta, specie perchè era la prima volta che li preparavo.

Ah, se non avete ancora capito di cosa sto parlando, traduco, si tratta dei krapfen, bombe, graffe, come le chiamate chiamate, sono da paura!

Ingredienti per 30 bomboloni (di medie dimensioni):

  • 500 gr di farina 0
  • 50 gr di zucchero semolato
  • 60 gr di burro
  • 2 uova
  • 20 gr di lievito di birra
  • 1 cucchiaio di miele
  • 100 gr di acqua
  • 200 ml di latte di mandorle
  • 1 pizzico di sale

e poi:

  • olio di semi per friggere
  • zucchero a velo per spolverare
  • marmellata di albicocche (io) per il ripieno

Innanzitutto mischiate l’acqua con il latte (non freddi) ed il miele, quindi scioglietevi il lievito e lasciate riposare per qualche minuto.

A questo punto dovreste tirare fuori l’impastatrice, spacchettarla e metterla in funzione, se ce l’avete, altrimenti fate come ho fatto io (che ce l’ho ma mi stava fuori mano), ovvero con un robot da cucina, ma occhio a non fondere il motore (io ci sono andata vicinissima).

Nel recipiente del robot mischiate la farina (ma non tutta, lasciate circa 3-4 cucchiai ) con il composto liquido precedentemente miscelato. Fate amalgamare bene e poi procedete inserendo le uova, lo zucchero e la farina restante, alternando i tre ingredienti come segue: un po’ di uovo, metà dello zucchero ed un cucchiaio di farina, quindi di nuovo l’uovo, l’altra metà di zucchero ed ancora un cucchiaio di farina, infine il resto dell’uovo, il sale e la farina che resta. Prima di procedere inserendo gli ingredienti dello step successivo, fate in modo che i precedenti si siano ben amalgamati.

A questo punto aggiungete il burro a piccoli pezzi, facendo ancora lavorare l’impasto che dovrà essere elastico, liscio ed appiccicoso.

Quando sarete sicuri di aver fatto un ottimo lavoro coprite l’impasto con uno strofinaccio e lasciatelo riposare fino a che non avrà aumentato il volume di circa il doppio.

Bene, adesso dall’impasto staccate dei pezzi di pasta e stendeteli con il mattarello su una spianatoia ben infarinata, ma siate delicati altrimenti il bombolone non si gonfierà in cottura, però dovete anche evitare di usare troppa pasta, quindi stendete bene, poichè il bombolone potrebbe rimanere crudo all’interno.

Con un coppapasta, un bicchiere o quello che volete formate dei cerchi e friggeteli in olio di semi, facendo dorare il bombolone da entrambi i lati. Metteteli ad asciugare su carta assorbente, lasciate intiepidire e farciteli come meglio credete (crema pasticcera, cioccolato…), io ho scelto la marmellata di albicocche ed infine ho spolverato con zucchero a velo (da freddi!).

Sono molto soddisfatta di questa mia prima volta, specie perchè la pasta era molto soffice, ben lievitata ed il bombolone non ha assorbito affatto l’olio di frittura.

Insomma, chiletto o scherzetto?

PASTICCINI DI FINTA SFOGLIA CON MARMELLATA AL BERGAMOTTO

pasticcini bergamotto

RICETTA furbescamente offerta da PANDIZENZERO

Quando ho scoperto questa ricetta sono rimasta inebetita davanti al pc, come quando mi capita di vedere i video di chi ha perso 70 kg o la Polverini che vende il pesce. Ho pensato, ma ti pare che la sfoglia si possa fare anche senza due chili di burro, novantaquattro braccia e due giorni di lavoro?
Poi con questo nome furbetto mi attirava un sacco, sì perchè già mi immaginavo portata in trionfo da 6 tronisti, tra ali di folla festante che inneggiava alla preparatrice della sfoglia non-sfoglia, vestita di abiti lunghi e gioielli antichi. Io più in alto di tutti che alzavo l’avambraccio e ruotavo la mano salutando come Kate da Buckingham Palace, mentre un enorme torta di finta sfoglia in marmo veniva scoperta a piazza del Popolo.

E tutto questo senza aver assunto alcuna droga.

Sicchè, prima di presentarmi ad una cena a casa di amici con la mia nuova invenzione (dai assecondatemi e fingete che l’abbia inventata io) ho deciso di tentare l’esperimento preparando dei dolcetti con la marmellata. Augurandomi di non dover ripetere l’esercizio per 4 volte, come per i macarons (maledetti).

Ingredienti per circa 20 pasticcini:

  • 240 gr di Philadelphia
  • 160 gr di burro
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 240 gr di farina 00
  • marmellata di bergamotto q.b.
  • marmellata di mirtilli q.b.

Impastate il formaggio con il burro (fatto ammorbidire a temperatura ambiente) e la farina precedentemente miscelata con lo zucchero. Si avrà un impasto farinoso, sbriciolato, quindi raccoglierlo su della pellicola trasparente e così com’è riporlo in frigo per almeno 4 ore.

Trascorso il tempo necessario, togliere il composto dal frigo, dargli una forma approssimativamente rettangolare e con il mattarello stendere la sfoglia. Ripiegare le estremità verso il centro, ricoprire con la pellicola e riporre in frigo per 30 minuti.

Trascorsi i 30 minuti, prendere l’impasto e ripetere l’operazione di cui sopra, per altre 2 volte (in totale quindi dovete ripiegare e riporre in frigo 3 volte).

Trascorsa l’ultima mezz’ora di riposo stendere l’impasto e creare i pasticcini, dando alla sfoglia la forma desiderata. Io ho fatto dei rotolini, dei triangolini, ma anche forme bizzarre che non saprei definire, data la mia totale incapacità artistica, ma siccome voi sarete sicuramente più bravi di una bambina di 3 anni (quale io sono artisticamente parlando), farete sicuramente meglio.

Per quanto riguarda la farcitura io ho scelto della marmellata al bergamotto e quella di mirtilli, ma capite bene che potreste utilizzare ciò che meglio credete, tuttavia, essendo questa sfoglia non particolarmente dolce, vi sconsiglio creme aspre (come la marmellata al bergamotto, appunto).

Detto questo, tocca cuocere i dolcetti, ma prima di infornarli a 200° C, spennellateli con un tuorlo d’uovo.
La cottura potrà dirsi terminata quando saranno dorati.

 

 

 

 

 

Belli vero???? Mi garbano un casino, ben sfogliati e profumati.

Ovviamente se voleste preparare delle torte salate dovreste sostituire lo zucchero con il sale, eh.

Ah, ci son riuscita al primo colpo, sono proprio un ometto.

 

Buona domenica, e comunque forza Roma

 

COMPOSTA DI MELE, PERE E AMARETTI

composta mele

RICETTA offerta da PANDIZENZERO

Vado matta per le marmellate, ve l’ho mai detto? Che poi non è esattamente così, diciamo che attira la mia attenzione tutto ciò che sta in un vasetto/barattolo, magari con un’etichetta colorata e sia spalmabile.

E non mi limito a comprare il prodotto in offerta al super, no, vado a caccia della marmellata più strana, più particolare, magari home made, spaziando dalle composte alle mostarde, passando per le classiche con i pezzettoni. E guai se passo  da un negozietto che vende prodotti tipici, perchè è  la fine, se ce l’hanno alla mortadella mi compro anche quella. Da Eataly son venuta via con 4 o 5 barattoli di marmellata, come una bimba con un sacco di nuove matite colorate, sicchè accumulo vasetti in dispensa e me li guardo tutta soddisfatta. Poi le mangio eh, non è che ci riparo i piatti rotti, però devo gustarle su un pezzo di pane tostato o su una cara vecchia fetta biscottata, perchè usarle per fare un dolce mi pare uno spreco.

La più buona per me resta sempre la semplicissima marmellata (in questo caso sì) alle arance, ma sono squisite anche quelle alle prugne o ai mirtilli, o all’uva di Montepulciano, per non parlare di quella ai pomodori, o di uva e mele cotogne. Se devo essere sincera mi ha delusa al bergamotto, e non mi fa impazzire quella di pesche, ma in fondo  me le mangio tutte.

Insomma l’altro giorno avevo qualche frutto che non mi andava, che se ne stava lì nel cesto apaticamente, non nutrendo interesse – ricambiato – nei miei confronti. Allora ho detto, sai cosa c’è, fo la composta (cioè in realtà ho detto “marmellata”, ma siccome siamo su internet lo scrivo a modo).

Ingredienti per 3 vasetti:

  • 750 gr di mele e pere
  • 100 gr di amaretti
  • la buccia ed il succo di 1/2 limone di Sorrento
  • 325 gr di zucchero semolato
  • 150 ml di acqua

Io uso il seguente procedimento.

In una pentola dai bordi alti ho messo a scaldare l’acqua e lo zucchero, girando di frequente fino a quando il soluto non si è sciolto completamente, formando quindi uno sciroppo (per capire se l’operazione chimica è andata a buon fine non serve avere il diploma scientifico, dovete solo vedere se il liquido si è fatto trasparente). Quindi ho aggiunto il succo e la buccia del limone, e dopo qualche minuto la frutta lavata e pulita, ma con la buccia! Infine ho mischiato al composto gli amaretti ridotti in polvere. Ho lasciato cuocere a fuoco medio-basso per circa 40 minuti, girando il composto e togliendo l’eventuale schiuma che si andava formando in superficie. Quando la frutta si è ridotta ad un unica massa omogenea ho spento il fornello, ho frullato con un mixer ed ho lasciato raffreddare.

 

Quando si sarà intiepidita riponetela nei vasetti e abboffatevi!

Anche Hello Kitty ha scelto la mia composta.

 

 

 

IL CILENTO ED ALCUNE COSA DA MANGIARE

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Dossier a cura di PANDIZENZERO

Ci tengo, son toscana, trapiantata a Roma, ma per me il Cilento è un carissimo rifugio, uno di quei luoghi non collocabili nel tempo dove trascorrere giornate oziose a scrollarsi di dosso i numerosi giorni di lavoro, lo stress del traffico cittadino, lo spread, la Santanchè, Belen e quel pupazzo che si porta appresso.

Ormai la mia vacanza (ahimè sempre più breve) nell’entroterra del golfo di Policastro è una necessità, generalmente soddisfatta un paio di volte all’anno, una delle quali ad agosto, quando il ritorno nella casa dove è nata mia madre e che adesso le appartiene, si tramuta in un piacevolissimo amarcord, di giochi a nascondino, di zuppa con fagioli corallo e patate, di tavolate rumorose e notturni panini pomodoro e maionese.

E’ chiaro che questo mio mini-reportage sarà quasi interamente dedicato al cibo, primo per ovvi motivi di linea editoriale (ahahahahah questa fa ride), e poi perchè quando capito al paese non c’è scampo, io provo a sfuggire, cerco persino di farmi venire disturbi gastrointestinali od infiammazioni della bocca, provo a chiudermi in casa fingendo malditesta e cicli mestruali, ma niente, LORO mi vengono a cercare e mi fanno sedere a tavola costringendomi a mangiare. Sono gente pericolosa.

E potrei parlarvi della subbersata, dei casicavaddi, dell’arrusto o delle zeppule, ma non lo farò.

Vorrei parlare piuttosto del parente prossimo più “matto” che ho in famiglia, il quale è già stato citato in uno dei miei deliri, lo zio Michele,e  che rappresenta sicuramente una delle persone più aperte, gastronomicamente parlando, che io conosca. Sempre considerando le origini ed il nazionalismo spinto.

Lui sperimenta, aggiunge, sottrae, raccoglie, coltiva, crea accettando suggerimenti e soprattutto dando corda a chi, come me, ne farebbe una al giorno.

Lui produce tutto ciò che mangia, dagli ortaggi alla frutta, dalle erbe aromatiche all’olio, dalle galline ai maiali, ha da poco  un paio di arnie per produrre qualche barattolo di miele millefiori e della propoli e qualche pecora affidata ad un pastore della zona per mangiare del formaggio come piace a lui.

Ha un forno a legna dove la moglie (altra fighissima figura familiare) cuoce un pane saporito e morbido, di farina integrale, abbinato ad una pizza home-made altrettanto integrale, con la salsa di pomodoro fatta in casa (che più buona non esiste) e del caciocavallo tagliato a cubetti da far impazzire.

Ma ciò che ha sconvolto la vita alimentare dello zio in questi giorni è stata una mia sortita, un commento a proposito delle marmellate che spesso si abbinano alla consumazione dei formaggi. Come è  normale che sia, in luoghi dove la tradizione gastronomica (e non) è ben radicata, difficilmente si accettano ed apprezzano innovazioni, specie se particolari o poco ortodosse, ma siccome lo zio è alternativo, ha voluto che preparassi una composta di cipolle, chiaramente nostrane.

Ingredienti per 5 piccoli barattoli di composta di cipolle bianche:

  • 2 grosse cipolle bianche
  • 4 pere
  • 1 limone
  • 250 gr di zucchero
  • acqua q.b.

In una pentola mettete a cuocere le cipolle lavate, sbucciate e tagliate, l’acqua, il succo di un limone e le pere (con la buccia, mi raccomando!). Lasciate che la cottura porti ad ammorbidire totalmente le cipolle, girando di tanto in tanto, dopodichè lasciate raffreddare e passate nel robot (io avevo a disposizione il mitico Bimby, ma se non ce l’avete COMPRATELO).

Deponete la composta nei vasetti e tenete da parte per accompagnare piatti a base di carne, specie se di maiale, formaggi  ed eventualmente qualche tartina.

A questo punto non mi resta che invitarvi a visitare questo posto, vasto e ricco, con alte vette (il Monte Cervati è la cima più alta della Campania con 1898 m) ed un mare stupendo, da Marina di Pisciotta  a Marina di Camerota, da Palinuro a Scario, con un parco naturale, quello del Cilento e Vallo di Diano, assolutamente suggestivo, con piccoli borghi deliziosi (Teggiano, Padula, Sanza) che hanno molto da offrire artisticamente parlando. Un cenno va anche alla gente del luogo, che spesso prenderei a bastonate sui denti per la mediocrità e l’arretratezza mentale, ma che altrettante volte adoro ed amo, in fin dei conti due di loro mi hanno generata.

Buone vacanze!