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NEW YORK CHEESECAKE (QUASI) ALLA BANANA

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RICETTA offerta da PANDIZENZERO

Che fai vai a New York e  non assaggi la cheesecake niuiorchese? Sì, cioè vi spiego.

Il mio viaggio nella grande mela è stato caratterizzato, perlopiù, da una continua  e persistente assunzione di cibo, solido, liquido, caldo o freddo, seduta o in piedi, per strada o nei diner, il mio obiettivo prioritario messo a punto prima della partenza era sicuramente quello di camminare per New York e mangiare tutto ciò che attirasse la mia attenzione. E ovviamente la missione è stata compiuta.

Tuttavia, per una serie di motivi, la cheesecake, quella vera, m'è sfuggita, surclassata da tutta una serie di cose, wurstel, panne, crostatine, croissant, noodles, pizza coi pepperoni, noci pecan, patatine blu, e via dicendo, insomma l'ho ignorata, quasi senza volerlo, rimandando sempre "a domani", ma quel domani non è mai arrivato…

A dirla tutta un specie di cheesecake l'avremmo anche mangiata, ma vista la scarsa qualità della torta e l'immensa fiducia che nutro nel popolo americano, vorrei dimenticare quello spiacevole episodio. Il tutto è nato in un carinissimo supermaket di Brooklyn, dove ci aggiravamo tra i reparti in cerca dei pochi ingredienti adatti alla preparazione di una cena italiana per la sera di Capodanno. Alla fine ci imbattiamo in questa confezione che mostrava apparentemente gustose cheesecake multigusto, nel banco frigo della gastronomia, e decidiamo che quello sarebbe stato il nostro ultimo dessert dell'anno. Ora, se io vado alla Conad a Monsummano, nel reparto pasticceria trovo una cifra di cose che non solo appaiono bellissime e gustosissime, ma che sono anche veramente buone, sicchè forte di questa consapevolezza garantisco sul dolce ammeregano.

Sbagliato. Il sapore era triste, senza slanci, non come ti aspetteresti da una fottuta cheesecake acquistata a New York.

Bene, ho rosicato e mi sono ripromessa che appena tornata a casa avrei preparato la formaggiotorta con la ricetta originale, ma nemmeno questo ho fatto. Al mio supermercato di fiducia (che non sta a Brooklyn, nè a Monsummano) avevano terminato la panna acida, così ho sostituito la stessa con panna fresca e yogurt, risultato? Una goduria infinita. E una bomba calorica.

(Tutti questi tentativi falliti sono una finzione, perchè più cheesecake sbaglio, più ne dovrò rifare per rimediare. Sono o non sono una volpe?).

Ingredienti (ho convertito le dosi dalle unità di misura anglosassoni a quelle che utilizziamo noi in Italia)

  • 300 gr di biscotti secchi
  • 113 gr di burro fuso
  • 600 gr di formaggio morbido tipo Philadelphia a temperatura ambiente
  • 225 gr + 2 cucchiai di zucchero semolato
  • 4 uova intere
  • 250 ml di panna fresca da cucina
  • 125 gr di yogurt bianco intero
  • 2 cucchiai di latte
  • 5 banane

Frullare i biscotti ed amalgamarli con il burro fuso. Quindi deporre il preparato sulla base di una teglia a cerniera, livellare e riporre in frigo.

In un recipiente versare il formaggio e mescolarlo con i 225 gr di zucchero semolato, possibilmente con le fruste elettriche, amalgamare bene e versare una per volta le uova. Quando avrete ottenuto un composto omogeneo versatelo sulla base di biscotti e burro ed infornate a 170° C per circa 30 minuti.

Mentre la torta cuoce, mixate la panna fresca, lo yogurt e lo zucchero restante con le banane precedentemente passate al robot (con 2 cucchiai di latte).

Una volta che la torta sarà cotta, versate quest'ultima crema sulla superficie e ripassate in forno per altri 10-12 minuti.

Al termine della seconda cottura, estraete dal forno e fate raffreddare. Riponete in frigo e servite fredda.

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La cheesecake è ottima anche tiepida, specie nella versione cotta, ovvero questa qui sopra.

Enjoy!

p.s. La reale cheesecake non ha bisogno di topping, ma se vi garbano metteteceli.

CHELSEA MARKET 75 9TH AVENUE (BETWEEN 15TH AND 16TH STREETS), NEW YORK, NY 10011

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REPORT by GINGERBREAD uotsammereca

Quando i miei amichetti hanno detto per la prima volta di voler andare al Chelsea Market, nel celeberrimo quartiere omonimo di New York, ho subito accettato con entusiasmo, senza sapere minimamente di cosa stessero parlando  mi sono sentita irresistibilmente attratta da questo luogo, e senza saper nè leggere e nè scrivere, ma sapendo programmare un videoregistratore, ho accettato di buon grado.

Ma perchè? Vi chiederete voi, ti fidi così tanto dei tuoi amici? E metti che volevano portarti a comprare erba? O nel garage di Michele Misseri? O a vedere la Lazzie? O a votare Berlusconi? E invece…. mi hanno introdotto in un mondo fantastico, pieno di cose, di colori, profumi, pieno di gente. C'è da dire che io quando sento la parola mercato, in qualunque lingua la si pronunci, ma anche se me la mimano, vado in brodo di giuggiole, devo vedere, toccare, mi piace osservare la disposizione delle cose, confrontare i prezzi, individuare i prodotti più strani, ma anche quelli più comuni, adoro le confezioni colorate, quelle più strane o assurde. Insomma mi bambinizzo.

E pensa se vicino a Market ci metti Chelsea. E' proprio wow!

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Questa bellissima struttura nel caratteristico brownstone è collocata nel cuore del quartiere ed era la sede della National Biscuit Company (Nabisco), ovvero un biscottificio che dalla fine del 1800 ha cominciato a produrre una cifra di cose fantastiche, dagli Oreo ai crackers (salatini per i toscani, salatines, per gli americani), fino a cinquanta anni fa, quando hanno spento i forni e se ne sono andati. Un restauro molto ben fatto negli anni '90 ha modernizzato il complesso, rendendolo un mercato coperto chic ma dall'aria vintage, che ospita decine tra ristoranti e negozi al dettaglio, con la possibilità di acquistare qualsiasi cosa sia essa da mangiare che non, con prezzi che variano da pochi dollari a diverse centinaia.

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Il nostro percorso mangereccio comincia da qui, per cui  se senti la necessità di un cupcake devi fermarti da Eleni's, dove un fantastico stuolo di tortine, biscotti, lecca lecca, si palesa in tutto il suo splendore, lasciando adulti e bambini imbambolati. Prezzi modici ed estrema cortesia, tant'è che ti fanno fotografare tutto l'ambaradam, guai però ad appiccicare la faccia al vetro.

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E se invece il dolcetto non ti abbasta? Sei un magnone, e quindi puoi fare un salto più avanti da Ruthy's, dove la fantasia si fa torta e gioielli, Barbie e Muppets possono fieramente essere caramellati e modellati creando delle vere e proprie opere d'arte, ma commestibili. Qui il prezzo cresce, per cui invece di 3 dollari dovete cacciarne un po' di più, e se proprio volete mostrare parsimonia passate solo per uno sguardo, merita!

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Adesso che avete risparmiato dei bei dollari entrate da Lobster Place e spendete. Benvenuti nella Cappella Sistina del pesce. Qui trovate qualsiasi specie ittica cerchiate, in qualsiasi forma, di qualsiasi dimensione, cotta o cruda, e se volete sedervi e mangiare fatelo, fa godere. In vendita anche salse e condimenti vari, strumentazione ed oggettistica relativa al mondo marino. Non voglio essere molto dettagliata perchè chiaramente questo luogo è stato ampiamente visitato e depredato dalla compagnia dei michetti, per cui un articolo apposito vi renderà le cose più chiare. Mi limito a dirvi che il nome del negozio è dato dalle aragoste, che da ormai 5 anni risultano legali intestatarie del locale.

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Sul nostro percorso gastronomico abbiamo incontrato anche un odorosissimo stand di spezie, dalle più comuni alle più esotiche, miscele di tè incluse, che orientaleggiava il market e profumava l'ambiente. Molto molto delizioso.

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Sarabeth's è una panetteria con forno a vista che offre diversi tipi di lievitati, dal pane a brioche, da waffel a muffin, dove si può anche consumare una fugace colazione accompagnando il dolcetto con un tè o un caffè, ma sia lo spazio che i prodotti lasciano un po' a desiderare. Degno di nota è stato solo il mio fruit crumble, quindi vi consiglio di passare oltre.

Il gusto di visitare il Chelsea Market sta anche nel passeggiare e guardare. Oltre ai sopraelencati abbiamo visitato l'enoteca, la libreria, il negozio di abiti usati e di prodotti italiani, quello di biscotti e di fiori. Mi è anche giunta voce che sia stato testato l'affogato al caffè de L'arte del gelato, ma il colpevole che ha agito in solitudine ha eliminato le prove, per cui il fatto, ahimè, non sussiste.

Questo luogo deve essere una tappa obbligata del vostro passaggio a New York City, non mancatelo.

Io facendo la vaga  e da fanatica vi consiglio Anthropologie, un fantastico concept store che mette a dura prova la vostra resistenza di acquisto, la mia infatti si è miseramente dissolta davanti a due tazze deliziosamente decorate a mano e in saldo (YAHUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU).

Tutte le informazioni sul Chelsea Market le trovate sul sito, dove sono elencati anche i siti dei negozi da me menzionati, e anche degli altri eh.

Ah, un'ultima cosa. Io un pochino ci son rimasta male però, mi aspettavo un fichissimo Bonjovi che mi veniva ad accogliere all'entrata, con la sua eccitantissima  giacca di pelle da gnocco furioso ed il ciuffo ribelle, invece niente.  Buh. Avrò sbagliato l'ora?

Goodbye Chelsea

FOCUS: STREET FOOD A NEW YORK

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NY

RECENSIONE A CURA DI CHEZ SBARDE'

New York, la Grande Mèla (con la ‘e’ aperta) è una delle città più ganze dell’universo. Una metropoli tentacolare, ricca di anfratti e suggestivi scorci urbani. Una città in cui, secondo l'opinione di critici, foodies e buongustai, si mangia bene assai. Non posso che confermare. Fanculo ai campanilismi, ai provincialismi, ai melodrammi di chi, appena lascia lo Stivale, se lamenta: ‘Epperò nun c’ho la pasta, epperò nun c’ho la pizza, epperò nun c’ho li supplì, epperò nun c’ho er kebab (!)’.
Certo, in Italia se magna mejo. Ma a NY se magna comunque bene, se magna internazionale e soprattutto se magna de più! Ve ricordate come dicono li yankee, no? ‘The bigger, the better’.
Di seguito un breve ma esaustivo Focus sullo street food newyorkese. Sullo stile di quello che scrissi giusto giusto un anno fa sul cibo di strada di Amstedam.

Dice: “E che c’entrano New York e Amsterdam?
– “Ma come, non sai che NY è sorta dalle ceneri di Nuova Amsterdam? Stacce”.
Dice: “Come sei colto! Mica come Kebob. A proposito, perché ce sei amico?”.
– “Mi ha salvato la vita nel ’69 a Poggio Umbricchio e poi ancora nell’81 a San Gaudenzio”.

HD

HOT DOG. Vera icona dello street food newyorkese, tanto semplice quanto appagante, tanto gustoso quanto grasso, tanto simpatico quanto facile da trovare, visto che è venduto ad ogni angolo. Lo spuntino ideale per il turista che sfacchina tutto il giorno per le vie della Grande Mèla ed anèla un insalubre boost di proteine. Se state in vacanza, bando ai salutismi e dateje de cesello! La nostra nutrizionista ufficiale si è concessa una pausa hot dog quotidiana per 10 giorni consecutivi. E anche se ha più volte rischiato il coma e da 4 giorni mangia solo frutta e verdure a foglia, sa che ne è valsa la pena.

HD2Tornando agli Hot Dog, a NY i condimenti più comuni sono i crauti e le cipolle ma i più crapuloni possono aggiungere anche baconsalsa di formaggiochili piccante o persino salsa curry.
I prezzi partono da 99 cent per una specie di Suillo Fiorucci, passano per i 2-3 dolla di un Hot Dog Classico, i 4-5 di un Jumbo Dog fino ad arrivare ai ladreschi 10 dolla per un HD con salsiccione di manzo. Se volete assaggiare gli HD più mitici dell’universo date retta: fate una puntata a Coney Island e andate da Nathan’s Famous. Ci ringrazierete.

PRETZEL. Altra specialità di origine crucca venduta in prevalenza da messicani, mediorientali e/o tizi del sudest asiatico. Trattasi di un biscottone di pane a forma de……beh de Pretzel, bollito e poi cotto al forno. Spesso e volentieri lo vendono anche gli hotdoggari. Va gustato caldo, se ve lo danno freddo tiratejelo in faccia. E’ coperto di uno spesso strato di sale grosso che, personalmente, sgrullavo via, attirando interi sciami di capre. Anche in questo caso prezzi popolari: 2-3 dolla. Il problema è che poi dovrete comprare 47 boccette d’acqua.

Halal

CUCINA HALAL. E’ servita in camion-bar stile Tredicine (i romani sanno di cosa parlo, i non romani clicchino qui) ma molto meno squallidi. Servono Shwarma su panino o al piatto, Falafel in pita o su letto di riso, spiedini di agnello e pure i fottutamente disgustosi (almeno per me) knish di patate. Massimo 5 dolla di spesa e ore e ore di poderosa digestione. Ma ne mezzo vale la pena.

Muffin

STREET FOOD DESSERT. Se ne individuano di diversi tipi. Su tutti vincono i Waffle, serviti con panna montata, topping dai gusti matti, frutta fresca e ovviamente Nutella (dove annamo, dominamo). 4-6 dolla e passa la paura.
Le crèpes sono buone e sfiziose ma piuttosto rare da trovare. Sono preparate ovviamente al momento e condite con panna, sciroppi, Nutella e cose. Stazzano sui 5-6 dolla.
Soft Cream, ovvero il gelatino stile Mc Donald. D’inverno sono ovviamente meno presenti ma qualche banchetto aperto è stato da noi avvistato persino a fine dicembre. I prezzi sono assimilabili a quelli del baretto di uno stabilimento balneare a Torvaianica. Quindi so’ esagerati.
Muffin e Cupcake. Si trovano pure quelli. Per i muffin vi consiglio il classico Starbucks o la catena belga Le Pain Quotidien. Se li fanno pagare dai 2 ai 4 dolla ma sono ottimi. I Cupcake li odio, comprateli un po’ dove cazzo vi pare.

Pizza

PIZZA. Ok, non è quella italiana, siamo d’accordo. Ma la pizza a New York non è accia, per niente. I messicani dominano il mercato, come da noi gli egiziani, ed offrono tranci mega galattici di pizza più che mangiabile, se non addirittura gradevole. Evitate di prendere quella troppo carica – tipo salsiccia, funghi, peperoni, strutto, sugna e Cademartori – e buttatevi sulla classica margherita o, al limite, sulla Pepperoni (ergo: salametto piccante). La pasta è un po’ gommosa, ma mai come quella di Peppe i Gerani, e la crosta rimane perfino croccante, almeno finché è calda. Ci sono catene che vendono il trancio di margherita a 99 cent. Io diffido. Piuttosto cercatevi una qualsiasi altra pizzeria e con 3 dolla vi prendete una fettona da mezzo chilo. Occhio a ordinare per cena una pizza XLè un disco volante, grossa come la ruota di un calesse Amish.

take away

TAKE AWAY & DELIVERY. Mangiare sempre al ristorante dopo un po’ può essere fastidioso. Primo: perché se uno gira tutto il giorno, alle 7 di sera è sfatto. Secondo: perché nei ristoranti USA si usa lasciare una mancia del 15-20%. Va bene una volta, va bene due, alla terza la cosa rompe un po’ le palle. Se volete risparmià, ordinate a portar via ed ingozzatevi a casa. Moltissimi diner, ristoranti, bisteccherie, noodle bar e persino fast food offrono un servizio di consegna gratuita in zona. Se vedete un posto che vi aggrada, prendetevi il volantino, ordinate per telefono e fatevi comodamente portare a casa le cibarie. Serviti e riveriti, come li signori.

Vi lascio con un grande pezzo: