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ENOTECA OSTERIA PANE VINO E SAN DANIELE PIAZZA MATTEI 16, 00186 ROMA

enoteca pane vino san daniele

Recensione a cura di Pandizenzero

Era una calda sera d’estate, il mio collega “capo” aveva deciso di farsi un aperitivo alle 20 (e già qui era stato deriso) incontrandosi a Largo Argentina (a questo punto è stato insultato). Capisco chi abbia uno scooter, ma chi come me  guida l’auto e le multe sul tergicristalli se le sogna la notte, dove cacchio ficca la macchina in centro? Allora Pandizenzero, saggia e simpatica (ma anche bella e bionda), mediante un messaggino istantaneo (e pure tecnologicamente all’avanguardia) comunica perentoriamente che LEI aveva deciso di vedersi al ghetto ebraico, senza peraltro accettare repliche (democratica).

LOCATION Il ghetto è una zona enogastronomica che dovrò approfondire, nel frattempo mi limito ad illustrarvi una piacevole enoteca osteria situata a P.zza Mattei (nel cuore del quartiere), che solo a fine pasto ho scoperto essere la “replica” di altri locali con lo stesso brand sparsi per tutta Italia.

Il locale è molto carino, ben arredato e dotato di coperti in numero considerevole, data la zona, e cosa importante per me, i tavoli sono ben distanziati.

CIBO Considerato l’orario, nè aperitivo nè cena, nè mare nè montagna, nè carne nè pesce, abbiamo deciso per una serie di affettati & formaggi. E con il termine “serie” riferito agli affettati ho voluto essere generosa, poichè servono soltanto del San Daniele, strano no?

Anche il formaggio era poco, in senso quantitativo, e pure qualitativo, poichè ci hanno portato 2 ricottine, 3  mozzarelle di bufala e qualche spicchio di formaggio poco stagionato, del genere primosale. Eravamo 5.

Il pane (in quantità modeste) era buono, ma niente di che, sebbene ci sia da dire che il pane veramente gustoso a Roma si trovi con difficoltà, sia nei forni sia, soprattutto, nei locali di ristorazione.

A fine pasto abbiamo voluto assaggiare i dolci, direi molto buoni, a partire dalla mia crostata ricotta e visciole.

BEVANDE Io ho voluto ordinare un calice di Refosco, apprezzabile, mentre i commensali si sono scolati una bottiglia di prosecco, che a me non piace, non riesco davvero a gustare una bevanda secca che frizzi.

SERVIZIO Molto cordiale il titolare e gentile, nonchè disponibile, il cameriere.

PREZZO La nota dolente. Si perchè, ricapitolando, per un tagliere di San Daniele (dalle foto credo si possa apprezzare la misera quantità), qualche fettina  di formaggio ed un boccone di mozzarella, una fettina di torta ed un calice di vino 25 € mi sembrano troppi.

Dal menù non si evincevano prezzi così alti, anzi, però questo è quanto abbiamo pagato.

Probabilmente ci tornerò in inverno, quando potrò gustare le numerose varietà di  zuppe ed i tortini che pare siano molto molto interessanti. Diamogli un’altra possibilità va.

VOTO 6 peccato perchè le potenzialità ci sono.

LA ‘NDUJA, VIA MICHELE TENORE 21/31 ROMA

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RECENSIONE DI pandiz.

Volete litigare con un cameriere? O magari preferireste cenare tardissimo nonostante una fame che vi attanaglia anche le meningi? Anzi, facciamo che chiedete un antipasto misto calabrese ed invece vi portano dei fritti misti. Che ne dite?

Se siete in cerca di tutto questo prenotate (qui si può fare, pensa che culo) a La 'nduja, ma quello a Centocelle eh, siate precisi.

Premesso che ci siamo accomodati a sedere in ritardo poichè un amico s'è sbrigato le sue cose mentre noi si schiumava dalla fame, nessuno del personale,  nel frattempo si è curato della comitiva (numerosa). E vabbè.

Alla fine ci sediamo e sopraggiunge un cameriere accigliato (si vede ni giravano) a cui ordiniamo degli antipasti misti calabresi che un paio di anni prima avevo avuto modo di mangiarvi, con tanto gusto. Con sollecitudine ma non troppa simpatia  ci porta qualche panella, dei fritti misti e due sott'oli. Dopodichè arriva il bello.

E non intendo un cameriere della madonna per ordinare i primi, none, lo stesso ceffo, con fare impaziente, ci sollecita a richiedere le paste, e quando si accorge che ordiniamo almeno 4 primi diversi sbrocca, dicendo che c'è troppa varietà nella nostra scelta, e ciò è sbagliato. Gli faccio notare che IO ordino e quindi PAGO, mentre tu LAVORI ed accetti quello che ti RICHIEDO, sicchè, con fare burlone, corregge il tiro (consapevole della grossissima figura di cacca) e spiega che troppi primi diversi arriverebbero con ritardo al tavolo, facendoci ulteriormente attendere e squagliare dalla fame.

C'ha provato, ma non c'è riuscito, e mentre molti dei commensali mi suggerivano bellicosamente di alzarci, pagare per quel poco che avevamo mangiato, ed andarcene a prendere un kebab (dal vicino zio curdo), arrivano i primi. Io, come al solito, ho preferito il pesce, linguine allo scoglio per essere precisi, insipide, per essere stronzi.

Chiaramente nessuno propone un secondo, nè tantomeno il dolce, paghiamo 25 euro circa e ce ne andiamo, consapevoli che non ci saremmo più tornati, ma soprattutto che avremmo sputtanato il locale anche fuori dalla regione.

VOTO: 4-

RECENSIONE DI CHEZ SBARDE'

Avevo rimosso la serata.   In realtà quando pandizenzero mi aveva comunicato la scelta del ristorante non avevo avuto niente da ridire. Anzi! Ero stato a La 'Nduja (quella originale a via del Portonaccio) un paio di volte e già pregustavo i succulenti antipasti calabresi, uno dei must del locale.

Il cameriere, sosia di Ferribotte dei Soliti ignoti e simpatico come un calcio ar culo era di pessimo umore. Ok, eravamo entrati al locale alle 10 invece che alle 9 perchè un amico di pandizenzero – noto coglione di fama internazionale – era arrivato in lievissimo ritardo. Ma l'incazzatura poteva essere al massimo una nostra prerogativa, non la sua.

Ad ogni modo, gli antipasti, un tempo floridi, facevano ride pe' quanto erano miseri.

In compenso i primi piatti – forse fatti di corsa per cercare di allentare la tensione dopo la sbroccata di Ferribotte – erano crudi.

Abbiamo pagato, lasciando come mancia un par de….e ce ne siamo andati per non tornare mai più, se non armati di torce e forconi.

Ovviamente il mio amico Ska (assente la sera del fattaccio) dopo qualche giorno mi dice: "Per il mio compleanno pensavo di andare a La 'Nduja. Che dichi?".

Facile immaginare la mia reazione.

VOTO: 4 (anni de carcere a Ferribotte e al gestore del locale).

RECENSIONE di KeBob

Entro in un ristorante dove si servono piatti calabresi. Ci serve un cameriere sardo.

CAPITO, SI'?

VOTO: 1. Se rimanevamo a casa e se magnavamo pane e maionese facevamo l'affare della vita.

Date un'occhiata al sito, specie a quanto scritto in fondo alla homepage, son simpatici non c'è che dire.

http://www.landuja.com/

DOMUS RISTORA, via di Centocelle 62 ROMA

domusristora

RECENSIONE DI CHEZ SBARDE’

Ci sono stato una sola volta, ovviamente in compagnia dei michetti, e mi è bastata. Oddio, a dire la verità il posto non mi convinceva fin dall’inizio. Che ci si creda o no, spesso riesco a distinguere a naso un ristorante buono da uno niente di che. Il Domus Ristora, sempre a naso, per me rientrava nella seconda categoria e per questo avevo più volte bloccato l’iniziativa di Ska (nostro grande amico con un pessimo naso) che premeva per andarci. L’invito ad una festa di compleanno ivi celebrata ci ha costretto ad accantonare ogni indugio.

LOCALE. Molto grande, molto opulento ma al contempo molto poco elegante. Una volta entrati nello spazioso parcheggio, ad accogliervi troverete fontane, una piscina con giochi d’acqua, e statue di gesso di foggia classica raffiguranti maschioni nerboruti e donne con le sise di fuori. L’arredamento è troppo pesante e le tavole apparecchiate in maniera troppo ricca, che non si addice ad un ristorante-pizzaria-bisteccheria di quartiere. Perché è di quello che si tratta.

PIZZA. 8 EURI e mezzo una margherita. Nemmeno tanto grossa. Magnatevela voi.

ANTIPASTI. Sono quelli tipici che si possono trovare in un qualsiasi ristorante: bufala e prosciutto; polpo e patate; soutè di cozze; insalata di mare; misto salumi; frittarelli vari, antipasto della casa. Eravamo in 15, abbiamo fatto varie scelte, niente di trascendentale, a parte i prezzi, sugli (8-9 EURI in media).

PRIMI. Idem come sopra: spaghi alle vongole; risotto alla pescatora; cacio & pepe….Ho preso il risotto alla crema di scampi: un po’ sciapo ma al dente e cremoso al punto giusto.

SECONDI. Carne e pesce alla griglia, frittura di calamari ecc. ecc. Tutto abbastanza buono, tutto abbastanza overpriced.

SERVIZIO. Su questa voce ci sono stati pareri discordanti. I camerieri sono stati molto spigliati ma non invadenti. Io li ho trovati simpatici e ben organizzati.

PREZZO. Un tantino troppo salato. La materia prima è di qualità ma pagare 11-12 EURI per un primo ordinarissimo nella suggestiva location di via Casilina tra fontane e sise di gesso lascia l’amaro in bocca.

PARCHEGGIO. Fantasmagorico, enorme, comodissimo e custodito. E su via Casilina non è poco!

Un ristorante per famiglie – danarose visto che per mangiare la pizza si spendono sui 20 EURI a coccia – o per gli abitanti del quartiere. Almeno per quelli che si stupiscono con poco.

VOTO: 6

RECENSIONE DI pandizenzero

Io c'ero e francamente, nonostante avessimo più volte pensato di andare a fare una capatina al locale, non c'eravamo mai riusciti. Chi lo sa, sarà stato il sesto senso?

Dalla Casilina il posto appare attraente, circondato da alte mura, ben illuminato, specie in estate molto accattivamente anche per via degli odori invitanti che si apprezzano passando da lì, tuttavia, nonostante un ottimo parcheggio, la scenografia è teribbile, sembra d'essere capitati a casa di Giulio Agricola.

Statue eccessivamente classiche e fuori contesto abbinate a fontane zampillanti decisamente poco adeguate, considerato il quartiere.

Passando al cibo, hanno un'ampia varietà di piatti, dalla pizza al pesce, dalla carne alla brace ai primi, ma una margherita 8 euro e 50 centesimi mi pare davvero troppo, a meno che non abbiamo frainteso ed in realtà trattavasi di 8 sesterzi e mezzo. Ricordo un antipasto buono, vario e di ottima qualità, io ho poi preso un primo di pesce gustoso, ma niente di sconvolgente.

Il servizio direi più che buono, anche se la genuinità del personale cozzava un attimino con la location e soprattutto con le ambizioni del proprietario.

Non ricordo il dolce, e questo mi fa propendere per qualcosa di assolutamente ordinario, tale da poter essere dimenticato con facilità.

Abbiamo pagato 20 euro, ma bevande escluse (gentilmente offerte dal festeggiato, chissà poraccio…).

Per concludere, direi che il locale potrebbe essere adatto per un primo appuntamento, data l'opulenza e la ricchezza dei particolari -noi donne ci si fa caso- sempre che non vi piazzino sotto il tendone Orfei allestito all'esterno e che in inverno fa veramente tristezza.

VOTO 6+ (per la simpatia ed il pavimento in gres porcellanato)

SITO Web: http://www.domusristora.it/

LA LANTERNA, VIA DELL’IMBRECCIATO 7/7a ROMA

Lanterna

RECENSIONE di pandizenzero

Ecco la mia prima recensione.

Sarò breve e spietata, considerato che:

1) non puoi definirti trattoria se una Cacio & Pepe costa 9 euro.

2) non hai un menù, ma a voce mi elenchi l'involtino, la coratella, il saltinbocca, la pajata, tuttavia  son finiti, sai è estate, per giunta sabato sera e son le 9 e mezzo (?)…

Cosa dire, l'ambiente non è nemmeno particolarmente accogliente, nè famigliare, la signora che si occupa di cucinare e servire ai tavoli si è anche rivolta a me in maniera scortese, appena seduta eh, manco le avessi insultato la carbonara.

Sicuramente qualcuno dirà che sono stronza e me lo meritavo, ma resta il fatto che con un cliente, per la prima volta nel tuo locale, non te lo puoi permettere.

Voto: 5+ (la Cacio & Pepe  non era malvagia)

RECENSIONE DI CHEZ SBARDE'

Siamo andati a mangiare in questa pseudo trattoria di quartiere fondamentalmente perchè si trova dietro casa di pandizenzero ma anche perchè ci attirava l'apparente genuinità del luogo.

L'arredamento era decisamente essenziale: qualche tavolo da osteria e dei mobili che probabilemnte facevano parte del soggiorno di qualcuno dei proprietari-gestori. Completava il quadro una tavolata di 6 trucibaldi – probabili habituè – intenti a sbafarsi un piatto di amatriciana e a tesserne le lodi.

Figo – pensavamo – qui si che si gusta la cucina casareccia – pensavamo. Finalmente una vera osteria di quartiere – pensavamo.

Maddechè!

Abbiamo preso tutti la Cacio & Pepe e ci hanno portato degli spaghetti (al dente per fortuna) spadellati con un po' d'olio, impiattati e cosparsi di pecorino e pepe.  Per niente cremosi (l'acqua di cottura la conservano per i posteri?) ma in compenso salatissimi (9 EURI!).

Per rifarsi la bocca passiamo al secondo. Ce l'ha la Coda alla Vaccinara signò? No, perchè è luglio e 'la gente va al mare', dice? Vabbè. L'Involtino? No grazie me lo faccio a casa. L'Ossobuco sì, va, è da tanto che non lo mangio. Beh, come mai non me lo porta? Ah, glien'erano rimasti 4 e li ha testè portati al tavolo dei trucibaldi?

Ho preso l'Involtino con contorno di cicoria ripassata. Era pure buono ma, come detto, me lo faccio a casa. Almeno il cestino del pane era pieno di rosette e ho scarpettato abbondantemente il sugo.

La cicoria pure era ottima: piccantella e piena d'olio (per scarpettare). C'è da dire che la cicoria ripassata cattiva la sanno fare veramente in pochi.

Il dolce lo abbiamo saltato, perchè eravamo urtati.

Che dire, se amate le trattorie di quartiere, andate in una trattoria di quartiere! Evitate accuratamente questo posto.

Voto: 3 (per il cestino del pane).