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FOCUS: STREET FOOD A NEW YORK

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NY

RECENSIONE A CURA DI CHEZ SBARDE'

New York, la Grande Mèla (con la ‘e’ aperta) è una delle città più ganze dell’universo. Una metropoli tentacolare, ricca di anfratti e suggestivi scorci urbani. Una città in cui, secondo l'opinione di critici, foodies e buongustai, si mangia bene assai. Non posso che confermare. Fanculo ai campanilismi, ai provincialismi, ai melodrammi di chi, appena lascia lo Stivale, se lamenta: ‘Epperò nun c’ho la pasta, epperò nun c’ho la pizza, epperò nun c’ho li supplì, epperò nun c’ho er kebab (!)’.
Certo, in Italia se magna mejo. Ma a NY se magna comunque bene, se magna internazionale e soprattutto se magna de più! Ve ricordate come dicono li yankee, no? ‘The bigger, the better’.
Di seguito un breve ma esaustivo Focus sullo street food newyorkese. Sullo stile di quello che scrissi giusto giusto un anno fa sul cibo di strada di Amstedam.

Dice: “E che c’entrano New York e Amsterdam?
– “Ma come, non sai che NY è sorta dalle ceneri di Nuova Amsterdam? Stacce”.
Dice: “Come sei colto! Mica come Kebob. A proposito, perché ce sei amico?”.
– “Mi ha salvato la vita nel ’69 a Poggio Umbricchio e poi ancora nell’81 a San Gaudenzio”.

HD

HOT DOG. Vera icona dello street food newyorkese, tanto semplice quanto appagante, tanto gustoso quanto grasso, tanto simpatico quanto facile da trovare, visto che è venduto ad ogni angolo. Lo spuntino ideale per il turista che sfacchina tutto il giorno per le vie della Grande Mèla ed anèla un insalubre boost di proteine. Se state in vacanza, bando ai salutismi e dateje de cesello! La nostra nutrizionista ufficiale si è concessa una pausa hot dog quotidiana per 10 giorni consecutivi. E anche se ha più volte rischiato il coma e da 4 giorni mangia solo frutta e verdure a foglia, sa che ne è valsa la pena.

HD2Tornando agli Hot Dog, a NY i condimenti più comuni sono i crauti e le cipolle ma i più crapuloni possono aggiungere anche baconsalsa di formaggiochili piccante o persino salsa curry.
I prezzi partono da 99 cent per una specie di Suillo Fiorucci, passano per i 2-3 dolla di un Hot Dog Classico, i 4-5 di un Jumbo Dog fino ad arrivare ai ladreschi 10 dolla per un HD con salsiccione di manzo. Se volete assaggiare gli HD più mitici dell’universo date retta: fate una puntata a Coney Island e andate da Nathan’s Famous. Ci ringrazierete.

PRETZEL. Altra specialità di origine crucca venduta in prevalenza da messicani, mediorientali e/o tizi del sudest asiatico. Trattasi di un biscottone di pane a forma de……beh de Pretzel, bollito e poi cotto al forno. Spesso e volentieri lo vendono anche gli hotdoggari. Va gustato caldo, se ve lo danno freddo tiratejelo in faccia. E’ coperto di uno spesso strato di sale grosso che, personalmente, sgrullavo via, attirando interi sciami di capre. Anche in questo caso prezzi popolari: 2-3 dolla. Il problema è che poi dovrete comprare 47 boccette d’acqua.

Halal

CUCINA HALAL. E’ servita in camion-bar stile Tredicine (i romani sanno di cosa parlo, i non romani clicchino qui) ma molto meno squallidi. Servono Shwarma su panino o al piatto, Falafel in pita o su letto di riso, spiedini di agnello e pure i fottutamente disgustosi (almeno per me) knish di patate. Massimo 5 dolla di spesa e ore e ore di poderosa digestione. Ma ne mezzo vale la pena.

Muffin

STREET FOOD DESSERT. Se ne individuano di diversi tipi. Su tutti vincono i Waffle, serviti con panna montata, topping dai gusti matti, frutta fresca e ovviamente Nutella (dove annamo, dominamo). 4-6 dolla e passa la paura.
Le crèpes sono buone e sfiziose ma piuttosto rare da trovare. Sono preparate ovviamente al momento e condite con panna, sciroppi, Nutella e cose. Stazzano sui 5-6 dolla.
Soft Cream, ovvero il gelatino stile Mc Donald. D’inverno sono ovviamente meno presenti ma qualche banchetto aperto è stato da noi avvistato persino a fine dicembre. I prezzi sono assimilabili a quelli del baretto di uno stabilimento balneare a Torvaianica. Quindi so’ esagerati.
Muffin e Cupcake. Si trovano pure quelli. Per i muffin vi consiglio il classico Starbucks o la catena belga Le Pain Quotidien. Se li fanno pagare dai 2 ai 4 dolla ma sono ottimi. I Cupcake li odio, comprateli un po’ dove cazzo vi pare.

Pizza

PIZZA. Ok, non è quella italiana, siamo d’accordo. Ma la pizza a New York non è accia, per niente. I messicani dominano il mercato, come da noi gli egiziani, ed offrono tranci mega galattici di pizza più che mangiabile, se non addirittura gradevole. Evitate di prendere quella troppo carica – tipo salsiccia, funghi, peperoni, strutto, sugna e Cademartori – e buttatevi sulla classica margherita o, al limite, sulla Pepperoni (ergo: salametto piccante). La pasta è un po’ gommosa, ma mai come quella di Peppe i Gerani, e la crosta rimane perfino croccante, almeno finché è calda. Ci sono catene che vendono il trancio di margherita a 99 cent. Io diffido. Piuttosto cercatevi una qualsiasi altra pizzeria e con 3 dolla vi prendete una fettona da mezzo chilo. Occhio a ordinare per cena una pizza XLè un disco volante, grossa come la ruota di un calesse Amish.

take away

TAKE AWAY & DELIVERY. Mangiare sempre al ristorante dopo un po’ può essere fastidioso. Primo: perché se uno gira tutto il giorno, alle 7 di sera è sfatto. Secondo: perché nei ristoranti USA si usa lasciare una mancia del 15-20%. Va bene una volta, va bene due, alla terza la cosa rompe un po’ le palle. Se volete risparmià, ordinate a portar via ed ingozzatevi a casa. Moltissimi diner, ristoranti, bisteccherie, noodle bar e persino fast food offrono un servizio di consegna gratuita in zona. Se vedete un posto che vi aggrada, prendetevi il volantino, ordinate per telefono e fatevi comodamente portare a casa le cibarie. Serviti e riveriti, come li signori.

Vi lascio con un grande pezzo:

FOCUS: STREET FOOD AD AMSTERDAM

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RECENSIONE DI CHEZ SBARDE’

In Amsterdam il panorama dello street food è decisamente variegato. Un po’ perché gli olandesi (e gli stranieri in genere) mangiano ad ogni ora del giorno e della notte. Un po’ perché, non avendo una cucina nazionale solida e varia come la nostra, la città ha imparato ad amare la cucina etnica più di quanto non accada da noi.
In ogni caso, chiunque sia affetto da un fulminante attacco di ‘fame tossica’ o sia colto da un languore dopo aver fatto visita ad una signorina del Red Light District ha solo l’imbarazzo della scelta: street food, fast food, tonnellate di junk food e ristoranti etnici da 4 soldi (con alcune lodevoli eccezioni).

Di seguito, una rapida panoramica offerta dal nostro food blog.

Partiamo dallo STREET FOOD NAZIONALE. Il più classico dei classici sono le patatine fritte, acquistabili in uno dei tanti patatinari che, per 3 EURI (o anche meno) riforniscono i clienti di immensi cartocci da passeggio, pieni di tuberi adeguatamente salsati. Sennò si può optare per il Broodje kroket (o Croquette Sandwich) una crocchetta di carne, ovviamente fritta, servita in un panino da hamburger con o senza maionese. Infine si può propendere per il Frikandel, una saveciccia senza pelle servita fritta (tanto pe’ cambià) in numerosi snack bar amsterdiani. L’unica cosa non fritta sembra essere il panino con l’aringa che in compenso è talmente carico di cipolla da fare un fiato come la sorella der Pomata o del Marchese del Grillo (peraltro l’attrice è la stessa).

Lo STREET FOOD ETNICO offre una maggiore varietà e ogni tanto qualche pietanze non è manco fritta! Tipo l’ottimo Kebab rimediabile in tantissime rosticcerie rinomate anche per i Falafel, che a Roma sono molto meno gustosi. In effetti i Falafel li ho assaggiati per la prima volta in vita mia proprio in Amsterdam, nel lontano 2002. Tornato a Roma dovetti smuovere le montagne per trovare un falafelaro decente, visto che le simpatiche polpettine non erano diffuse come lo sono oggidì. Proseguendo il nostro viaggio nello street food troviamo un ricco assortimento di cucina asiatica. A parte i fantastici spuntini vietnamiti – di cui abbiamo già parlato – in Amsterdam abbondano i venditori di Noodle da asporto. Non li regalano (7,8,9 EURI a porzione), ma almeno so’ boni. Infine, per chi si sente un po’ yankee, o perlomeno crucco, consigliamo di recarsi in un chiosco che serve gli hotdoggoni con cipolle, crauti, formaggio fuso e ketchup. Niente maionese, sennò è pesante.

STREET FOOD ITALIANO. Sembra esserci pure quello, anche se in realtà abbiamo avvistato solo un chiosco gestito da due ragazzi siciliani che vendevano cannelloni e lasagne (notissime specialità sicule). Non sappiamo come fossero perché nun c’avemo magnato, li cannelloni me li faccio portà da Sicciu l’amico mio che c’ha il pastificio a Bracciano.

STREET FOOD DESSERT. Pancake e Waffle in Amsterdam non mancano. Sia nei caffè specializzati (ne avevamo uno sotto casa ma era chiuso), sia in strada. Nel mercato di Albert Cuyp abbiamo beccato un chiosco che vendeva dei Pancake bite-size, piccini picciò. I Waffle invece sono veramente qualcosa di inarrivabile: grossi, spessi e coperti da una coltre di cioccolato di mezzo centimetro. 4 EURI spesi bene. Infine ci sono delle specie di bombe fritte dolci, coperte di zucchero a velo e senza ripieno, a parte un po’ di uvetta. Buonine, economiche ma un po’ sciapette, niente a che vedere con quelle italiche. C’è però da dire che all’aeroporto dei tamarri della proloco vestiti da olandesini/olandesine offrivano le succitate bombette fritte ai viaggiatori, AGGRATIS! Che paese civile!

Per ricapitolare. Nun sanno magnà ma almeno se impegnano. Eppoi c’hanno droga e battone legalizzate e solo per questo vincono.

I LOVE HELSINKI

helsinki_banchi_del_mercato_di_kauppahalli

Andare in Finlandia non è mai stato un mio sogno, nemmeno quando credevo a Babbo Natale, oltretutto dalle immagini che ti propinano a National Geographic sembra un piattume unico, monocolore, popolata solo da renne e ciccioni rubizzi nelle saune, ma KeBob ha messo in atto una fortissima opera di convincimento e così la scorsa estate siamo andati in cerca del fresco (e lo abbiamo trovato) nella capitale più a nord d'Europa,  la capitale del paese scandinavo più sfigato, la capitale più ignorata dal turismo mondiale: Helsinki.

Se credete di recarvi in Finlandia e mangiare finlandese scordatevelo, a parte la scarsissima quantità di ristoranti tipici (la cui frequentazione peraltro implica grossissime buste paga), si può anche dire che la cucina del luogo non è famosa per la varietà e dei cibi e delle modalità con cui vengono cucinati.

Chiaramente questo non vuol dire che abbiamo fatto la fame per 7 giorni, figurati.

A venirci incontro sono stati i numerosi takeaway allaroundtheworld, i centri commerciali dotati di ampi reparti dedicati alla gastronomia ed un caratteristico, sfavillante, profumato, spettacolare mercato del pesce (ma non solo).

Fatta eccezione per il solito, pessimo Mc, il resto dei fastfood è molto buono, a partire dal cinese, con i noodles che abbiamo mangiato sia con verdure, che con pollo o gamberi, in grande quantità, ma anche il pollo tikka masala con riso basmati era veramente gustoso; altrettanto buono il pollo fritto, della catena KFC.

Noi non siamo riusciti ad assaggiarlo, ma il kebab, massicciamente presente, era molto invitante.

Passiamo alla piacevolissima parentesi del mercato. Sul porto, infatti, è possibile acquistare del pesce fresco, così come salumi e formaggi tipici, al mercato di Kauppahalli, in una struttura in legno di inizio secolo, molto suggestiva, dove si può assaggiare di tutto, da crostini di farina integrale con salmone e salse di formaggio ad alici in salamoia, tonno crudo, dolci tipici, sushi ecc.

All'esterno di questa fabbricato è possibile anche mangiare al volo del salmone grigliato, salsicce, verdure o altro in appositi stands allestiti sulla piazza antistante Kauppahalli.

E' facile intuire che i nostri souvenir riportati dalla Finlandia provengano perlopiù da questo mercato, ma non sono da sottovalutare nemmeno i comunissimi supermarket dove la qualità del pesce fresco, in particolare il salmone, è altissima e dove sono facilmente reperibili prodotti gastronomici da tutto il mondo.

E secondo voi potevamo mai resistere alla tentazione di cucinare 1 kg di pasta con quel salmone lì? Poveri illusi….

pandiz.

IL PUNTO DI VISTA DI CHEZ SBARDE'

La cucina finlandese è facile da riassumere: salmone e renna, renna e salmone, ogni tanto un po' de xilitolo.

Va da sè che, visto il piattume, i finalndesi si buttino anche sulla robba etnica e sul fast food.  La varietà di cucina etnica presente in città è impressionante: oltre alle classiche specialità cinesi, giapponesi e italiane, spopolano quelle tailandesi, tibetane (!) e indonesiane.

Ed è simpatico constatare come tanti stili di cucina convivano.

Un esempio? Nella parte sotterranea della stazione della metro di Damplein, la piazza centrale di Helsinki, in 100 metri quadri abbiamo trovato: 1 fast food classico (hamburger e patatelle), un kebabaro-pizzettaro; un fast food indiano ed un ristorante espresso di riso sino-indiano e noodles giapponesi (nella fattispecie tonkotsu ramen). La piazzola antistante il variegato ciboemporio ospitava tavoli 'comunitari' per i clienti  dei suddetti fast food. Allo stesso tavolo tre persone – che probabilemente erano insieme – mangiavano tre cibi diversi, di tre cucine diverse, presi in tre posti diversi: pizza, pollo tandoori, noodles.

In cucina saremo i mejo de tutti ma una simile varietà di scelta in Italia non ce l'abbiamo.

Perlomeno non ancora.