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FOCUS: GIAPPONE – PARTE 4° KYOTO

Kyoto 44

Kyoto 44

A CURA DI CHEZSBARDE’

Mo’ che so’ passate le feste, posso pure rimettermi a scrive.

Dice: Le feste sono finite da due settimane.

– Giusto giusto il tempo minimo per digerire tutto. Quindi non mi frantumare le palle.

Prossima tappa del tour del crapulone sul sacro suolo del Sol Levante è Kyoto, una delle città più belle sulla faccia della terra.

Una città che andrebbe vista almeno una volta nella vita. Templi favolosi; scorci suggestivi; geisha che girano per strada; foreste di bambù; tanuki appostati tra le fratte e e rimandi alla cultura giapponese nascosti dietro ogni angolo.

In breve, Kyoto è tanta roba. Ma tanta.

Anche tanta roba da magnà, comunque. Pure perché la contemplazione dell’incommensurabile bellezza di una capitale senza tempo che vive sul filo del delicato equilibrio tra presente e passato mette un certo appetito.

La domanda di rito è dunque: che se magnamio mentre che visitiamio i templi?

Risposta facile: street food a manetta. Che uno si può agevolmente procurare, ad esempio, ai tanti banchetti sparsi lungo le pendici del monte Inari, mentre si inerpica per visitare il santuario scintoista Fushimi Inari.

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Si possono gustare i dango, palline di dolce di riso infilzate su uno spiedino e ricoperte di sciroppo dolcerrimo. I dango sono uno di quei cibi iconici – come gli instant ramen o gli onigiri – immediatamente riconoscibili da chiunque abbia visto un anime.

Dango 1

Dango 2

Immancabili i takoyaki (dei quali abbiamo già parlato) o i mochi (anch’essi adeguatamente trattati).

Ottimi anche i folkloristici tantacoli di polpo alla griglia o gli spiedini di manzo e/o pollo.

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Yakisoba

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Spuntini gustosi che garantiscono un adeguato sostentamento per la visita del santuario.

Un’altra tappa obbligata per chi, come i michetti, ama bazzicare per i mercati indigeni è il Nishiki Market, una galleria commerciale coperta di circa 400 metri con centinaia di rivenditori di cibi freschi o preparati.

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Perennemente animato e fornitissimo, è un tripudio di colori e profumi. Tra l’altro, i negozianti non hanno problemi a farti fare le foto, soprattutto se lo chiedi loro con gentilezza.

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Al Nishiki è possibile trovare anche prodotti della più autentica tradizione giapponese. Uno su tutto il funazushi, ergo: carassio fermentato. Il carassio (che poi è tipo una carpa) viene eviscerato, ricoperto di riso e messo a fermentare in barili lasciati al sole.  Il processo in media dura tre o quattro anni ma può arrivare anche agli otto! Roba che manco il Macallan.

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Una volta pronto viene tagliato a fettine e servito. Ovviamente, dopo svariati anni al sole, il funazushi puzza che accora. Il garum, a confronto, è ‘na crema chantilly.

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Sempre al Nishiki è ubicato il negozio principale della Aritsugu, antica e ottima coltelleria specializzata in lame per sushi ad uso professionale. Rastrelliere su rastrelliere piene di zaccagne fanno il sogno di qualunque chef o allegro cuoco amatore, quali noi michetti siamo.

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Ovviamente non vendono solo coltelli per sushi ma anche trincianti piccoli/medio/grandi per la cucina di tutti i giorni. Sono prodotti eccellenti, realizzati in acciaio al carbonio che richiede una certa cura ma conserva la sua affidabilità per gli anni a venire. I prezzi sono alti ma non inarrivabili (e comunque dipende pure dalla fluttuazione del cambio).

Gli addetti, perlomeno quelli più giovani, parlano inglese e sono molto disponibili. Poi è sempre presente in negozio un commesso più anziano che, su richiesta, incide le iniziali del cliente sul coltello, come personalizzazione. E’ un po’ più schivo rispetto ai commessi giovani – diciamo che mantiene il contegno del vecchio mastro artigiano – ma se un fottuto gaijin, ehm……uno straniero gli si rivolge utilizzando l’idioma giapponese, dimostra una maggiore propensione al dialogo. Se è di umore particolarmente satirico, si fa pure fotografare. Pensa un po’ te!

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Un coltello originale giapponese fa la sua porca figura tra gli utensili da cucina. E’ ottimo per la preparazione dei cibi. Fa arredamento. E’ un argomento di conversazione. Quindi consiglio di acquistarlo. Se poi Kyoto non vi è di strada, potete sempre acquistare un bel coltellazzo Aritsugu nella filiale di Tokyo. Cosa volete di più dalla vita?

 

 

 

 

FOCUS: GIAPPONE – PARTE 1° FUKUOKA

Titolo

 

TitoloFOCUS A CURA DI CHEZSBARDE' 

Piccolo preambolo. L’anno scorso io e l’amico Pertosa stavamo visitando l’Expo di Milano. Ci eravamo recati  in quanto una specie di santone aveva detto in tivvù che a Rho non ci sarebbe andato un cazzo di nessuno.

Se vede che ‘nessuno’ nella lingua di quel santone barbuto e ansimante significa “un fracco de gente”, perché all’Expo abbiamo trovato una fiumana che manco l’esercito de Saruman.

Tale affluenza ha ingenerato numerose code ai vari padiglioni. Uno tra i più gettonati era quello del Giappone, cosicché per accedervi toccava sciropparsi tipo 7 ore di fila.

Quindi se semo fatti dù’ conti: 7 ore per accedere al padiglione Japan. Più due ore per arrivare a Milano partendo da Parma (il Pertosa è di Parma, anche se detto così pare un romanzo de Stendhal). Più un’oretta in fila davanti ai cancelli. Fanno 10 fottute ore.

Roma-Tokyo so' 11 ore e mezzo de volo……conviene andare direttamente a Tokyo. E così abbiamo fatto.

Ed è stata una saggia decisione perché il Giappone è tanta robba ma tanta, tanta, tanta robba. Non solo da vedere ma anche da mangiare. E siccome questo non è un blog di viaggi ma un blog de magnà, quello descriveremo, invero.

Per svescerare l'argomento saranno necessari diversi post. Il Giappone è tanta robba. Ricordate? L’ho scritto tipo 32 parole fa.

Fukuoka

FUKUOKA

Amena località lontanissima da Tokyo, situata nel Kyushu. 

Eh sì, perchè dopo 12 ore di volo noialtri che si fa? Si fanno altre 6 ore di Shinkansen per andare a Fukuoka a trovare il nostro amico Masahito “Masa” Maeda, di professione angelo, nonché cuoco in un ristorante italiano.

Dice: 6 ore de treno? Ma ne è valsa la pena?

CAZZO SI’!

Non solo perché Masa è gentile, ospitale e divertente (confonde “puttanesca” con “puttana”, il che è esilarante a vari livelli). Ma anche perché ci ha fatto provare cose matte e progressive. E ha pure pagato lui! Capito, sì? Quando viene in Italia famo er panico.

Yatai

Il tour gastronomico  di Fukuoka è partito con la visita alla via degli YATAI. Dicesi yatai quei piccoli chioschi all’aperto (tipo gazebo alla festa dell’Unità ma più propositivi) con pochissimi posti a sedere, che cucinano pietanze espresse tipo ramen, yakitori ed una particolare grigliata chiamata HORUMON (de base so’ frattaglie). Chiunque abbia visto un anime di ambientazione urbana sa di cosa parlo. 

Sasami

Oden

Allo yatai gestito dall’amico di Masa abbiamo assaggiato dello sgombro aromatizzato con MENTAIKO, cioè uova di pesce marinate. Abbiamo proseguito con del buon SASAMI – filetto di petto di pollo – scottato e marinato con la salsa di soia. E qui m’è scesa la lacrimuccia perché l’ultima volta lo avevo mangiato a Nagoya nel 2003, calcola!

Infine ci siamo sgargarozzati il miglior TONKOTSU RAMEN della nostra vita. Il Tonkotsu è tipico del Kyushu ed è un ramen servito con un brodo denso e cremoso ottenuto dalla lunga bollitura delle ossa di porco o di pollo.  Tale procedura garantisce un sapore ricco e avvolgente che ti corrobora e ti riappacifica con l’universo. A metà scodella ci hanno consigliato di aggiungere lo zenzero rosa marinato, noto come GARI. Questa piccola modifica dona una nota di freschezza e croccantezza al piatto, cambiandone interamente la struttura.

Tonkotsu 1Tonkotsu 2Tonkotsu 3

Il tutto, ovviamente, è stato annaffiato da birra Asahi gelata, con annesso rutto libero.

La sosta allo yatai ci ha giusto giusto aperto lo stomaco. Quindi ci siamo recati a passo svelto verso un altro ristorante, che si trovava dietro il quartiere delle puttane (o puttanesche come direbbe Masa).

Dopo un calamaro freschissimo ci siamo gettati sui due piatti forti: il SASHIMI DI CAVALLO ed il MOTSUNABE.

Calamaro 1

Il primo consiste in fettine di carne di cavallo cruda, servite con zenzero – una cifra, ed erba cipollina – una cifrona. Masa ci ha consigliato tale pietanza perché quando era ospite del Pertosa in quel di Parma aveva mangiato i panini con la tartare di cavallo ed aveva l’insano desiderio di confrontare i due piatti.

Sashimi cavallo

Il motsunabe, altra specialità del Kyushu, è una zuppona di verdure ed interiora di porco o manzo. Chi, come me, ama le interiora, nel Kyushu ce potrebbe pure andà a vive! Il brodo del motsunabe, inizialmente leggero, viene man mano arricchito dal grasso della carne che si scioglie, acquisendo  corpo, sapore ed una lucidità degna del brodo di cappone cucinato da nonna.  

Allego il VIDEO del motsunabe che ci siamo sgricilati. 

Non contenti, una volta finite la carne e le verdure, abbiamo cotto dei ramen dentro al succitato brodo bollente, spegnendo la sete con generosi bicchieri di sakè.

Per chiudere in bellezza, su mia richiesta, abbiamo concluso con il mitico CHAZUKE, riso bianco sul quale si versa tè verde e brodo dashi. Un classico esempio di cucina povera che stupisce e non tradisce, grazie ad un mix unico di gusto e semplicità.

Chazuke

Ci siamo fermati perché schiattare il primo giorno di vacanza non ci sembrava furbo. Ma soprattutto perché era tardi e la cucina del ristorante stava a chiude.

Prossimamente su questi teleschermi la seconda tappa del tour: Osaka.